di Paola Iandolo
Ha lasciato il carcere Pellegrino Capaccio, l'ex affiliato al clan Cava. Il gip ha accolto la richiesta presentata dal difensore di Pellegrino Capaccio, l'avvocato Alfonso Maria Chieffo. Alla base della scarcerazione e la sostituzione della misura con i domiciliari, i motivi di salute. Ricordiamo che lunedì i due, accusati di tentato omicidio, sono stati sottoposti al secondo interrogatorio di garanzia per la seconda misura cautelare emessa sabato. I due - nel secondo interrogatorio - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere padre e figlio. I due hanno scelto di non rispondere al gip, Antonio Sicuranza, per le accuse mosse nei loro confronti dalla procura e relative ad una prima sparatoria con diversi colpi d'arma da fuoco esplosi da Giuseppe contro gli occupanti di un'Alfa Mito. Il tutto è emerso dall'analisi delle immagini delle telecamere. Si notato due auto arrivare nei pressi dell'abitazione del Capaccio, forse per intimidire o avvertire il giovane Capaccio, ma quest'ultimo reagisce a colpi d'arma da fuoco, dopo una prima avvenuta in piazza.
Le nuove contestazioni
Nelle prima serata di sabato Santo, Giuseppe Capaccio avrebbe sparato contro la Mito diversi colpi d'arma da fuoco con la 7.65 poi sequestrata dai militari. Inizialmente il giudice per le indagini preliminari, Antonio Sicuranza, non aveva ritenuto di concedere la misura cautelare, ma successivamente - con ulteriori indagini - il quadro investigativo si è arricchito di nuovi elementi ed è scattata la seconda misura per padre e figlio. I colpi sarebbero stati esplosi ad altezza uomo. Determinante è stato il ritrovamento del veicolo. Sulla carrozzeria dell’auto sono stati infatti rilevati fori di proiettile compatibili con munizioni calibro 7,65, presenti lungo la fiancata della vettura.