Non c’è Liberazione senza un lavoro dignitoso, sicuro, giusto. Non c’è Liberazione se il lavoro spesso è morte.

Il 25 aprile non è soltanto memoria. È una linea che attraversa il presente. La Liberazione ha consegnato al Paese un principio chiaro: la democrazia vive nella concretezza dei diritti, e il lavoro ne è il fondamento. In questa storia, il ruolo della Cgil è stato ed è centrale: dalla Resistenza alla ricostruzione, dalle grandi conquiste sociali alla difesa quotidiana dei lavoratori.

Ogni processo economico è anche un fatto politico e culturale e il lavoro non può essere ridotto a merce o variabile di aggiustamento.

Dalla relazione annuale dell’ANAC, 2025 su 2024, nel settore delle costruzioni – nonostante la crescita degli investimenti – emergono criticità profonde: progettazioni incomplete o poco definite, errori progettuali, varianti continue, eccessive e spesso illegittime, frammentazione artificiosa degli appalti e affidamenti diretti, carenza di controlli spesso solo formali. Il rischio, in questo contesto, oltre all’aumento dei costi, ai ritardi con conseguente perdita di controllo del progetto, è che la legalità si riduca a procedura e non a sostanza, mentre il lavoro torna ad essere l’anello debole della catena.

Nei cantieri tutto ciò si traduce in pressione sui tempi, compressione dei costi, aumento dei rischi. Per la Fillea Campania tutto questo ha un nome preciso: non semplici incidenti, ma OMICIDI SUL LAVORO. Perché quando la progettazione è carente, i tempi sono compressi, la qualità delle imprese è insufficiente o inquinata da interessi criminali, si crea un sistema che mette consapevolmente a rischio la vita delle persone.

In Campania, queste criticità assumono un rilievo ancora più evidente. Le analisi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione mostrano come frammentazione degli appalti, ricorso alle varianti e debolezza dei controlli incidano con maggiore forza nei contesti più esposti a pressione economica e sociale. In questo quadro, il rischio di infiltrazioni criminali e di abbassamento della qualità complessiva del ciclo dell’opera pubblica, rappresenta un ostacolo concreto allo sviluppo sano e duraturo del territorio.

In questi giorni, un richiamo ancora più netto arriva dalla Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile: in Campania, dall’inizio del 2026, sono già 14 i lavoratori morti.

Non sono numeri, ma persone. Un dato che non può essere ricondotto alla fatalità, ma che chiama in causa responsabilità precise lungo tutta la filiera: dalla qualità della progettazione, all’organizzazione dei cantieri, ai tempi di esecuzione, fino ai controlli. È su questi nodi che si misura la serietà delle scelte pubbliche e la credibilità del sistema delle imprese. Nodi che chiamano in causa responsabilità precise lungo tutta la filiera, dalla progettazione alla realizzazione.

È qui che si misura la differenza tra legalità formale e legalità sostanziale. Ed è qui che la Fillea e la Cgil continuano a svolgere il proprio ruolo: difendere la dignità del lavoro, rivendicare sicurezza reale, contrastare il dumping contrattuale e ogni forma di infiltrazione che altera il mercato e abbassa le tutele.

Questo non è solo un problema tecnico. È una questione democratica.

Ricordare il 25 aprile significa allora rinnovare un impegno concreto: rimettere al centro la qualità dell’opera pubblica, la sicurezza nei cantieri, la trasparenza nei processi, l’equità nell’accesso al mercato per PMI, artigiani e cooperative. Significa affermare che lo sviluppo non può avvenire a scapito dei diritti, ma deve fondarsi su di essi.

La Cgil, e con essa la Fillea, ieri come oggi, è parte di questo percorso: nella Resistenza, nella costruzione della Repubblica, nelle lotte per lo Statuto dei lavoratori, fino all’impegno quotidiano contro ogni forma di sfruttamento e per un lavoro stabile, sicuro e dignitoso.

La Liberazione ci parla ancora: ci dice che non può esserci progresso senza giustizia sociale, né crescita senza diritti. E ci richiama alla responsabilità collettiva di costruire, anche nel settore delle costruzioni, un modello fondato su lavoro dignitoso, sicurezza reale, legalità sostanziale e partecipazione democratica.

Perché ogni cantiere, oggi, è anche un luogo in cui si misura la qualità della nostra democrazia. E ogni vita spezzata sul lavoro è una ferita aperta ai valori della Liberazione.