Un accanimento senza precedenti. Il caso di Pamela Genini, la giovane uccisa a 29 anni e poi vittima di una macabra profanazione, continua a scuotere la comunità di Strozza, nel Bergamasco. Qualcuno, nelle ore più buie, ha violato il loculo, aperto la bara e asportato la testa della ragazza con una precisione che lascia pochi dubbi sulla premeditazione.

Un gesto che, per gli investigatori, va oltre l’omicidio e apre scenari inquietanti. Pamela era già stata uccisa con 76 coltellate dall’ex fidanzato, Gianluca Soncin, a Milano. Ora, a distanza di mesi, il suo corpo è stato nuovamente violato.

Il profilo del profanatore

Le indagini, coordinate dal pm Giancarlo Mancusi, vedono al lavoro non solo il Nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo, ma anche il Reparto analisi criminologiche. L’obiettivo è tracciare il profilo psicologico dell’autore del gesto. Secondo gli esperti, si tratterebbe di una figura diversa da un semplice assassino: qualcuno ossessionato, determinato, capace di agire con freddezza e conoscenze tecniche. La precisione con cui è stata aperta la zincatura della bara suggerisce infatti esperienza o pianificazione accurata. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma è certo che diverse piste sono già state vagliate e in parte escluse.

L’appello della madre

A rompere il silenzio è la madre della giovane, Una Smirnova, che affida a poche parole tutta la sua disperazione: «Fatti venire un rimorso di coscienza e restituiscici Pamela». La donna è convinta che chi ha compiuto il gesto “la voleva a tutti i costi”, come se si trattasse di un atto mirato, non casuale. Insieme al compagno Piergiuseppe Rota, continua a confidare nel lavoro degli inquirenti, evitando però di alimentare il clamore mediatico Resta il dolore per una seconda violenza, ancora più incomprensibile della prima.

I dubbi e la pista dei soldi

Nel racconto della vicenda entra anche Francesco Dolci, che si presenta come ex compagno della vittima. Le sue dichiarazioni, soprattutto quelle legate a presunti trasferimenti di denaro fino a 400 mila euro, sono ora al vaglio degli investigatori. Dolci sostiene di aver sostenuto economicamente Pamela per anni, parlando di regali, viaggi e spese condivise. Una versione che la madre smentisce con decisione, negando qualsiasi cifra di quel tipo e mettendo in dubbio anche altre affermazioni, come l’esistenza di patrimoni o conti all’estero.

Resta da capire se questa pista possa avere un legame con la profanazione o se si tratti di elementi marginali.

Il giallo dell’uomo nel cimitero

Un altro elemento che alimenta il mistero riguarda la presenza di un uomo ripreso di notte nei pressi del cimitero, pochi giorni prima della scoperta. Non è chiaro se sia collegato alla profanazione, che secondo i medici legali potrebbe risalire a un periodo più vicino alla sepoltura. Resta però una domanda senza risposta: perché trovarsi lì, al buio, senza farsi riconoscere? Gli investigatori non escludono che possa trattarsi di un sopralluogo o di un ritorno sul luogo del gesto.

Verso il processo

Intanto si avvicina il processo a Gianluca Soncin, previsto per il 4 giugno. La madre di Pamela non sa ancora se riuscirà a essere presente in aula. Il dolore resta troppo forte, aggravato da un mistero che, a distanza di settimane, non ha ancora trovato soluzione. Il caso continua a interrogare non solo gli investigatori, ma l’intero Paese, colpito dalla brutalità di un gesto che sfida ogni logica.