No, non chiedetemi di salire sul carro perché il Napoli ha travolto una Cremonese che, più che avversaria, è parsa una comparsa capitata lì nel finale di stagione. Il 4-0 non cancella nulla. Anzi, illumina il problema. Appena Conte ha rimesso qualche giocatore al proprio posto, abbassando McTominay accanto a Lobotka, restituendo senso agli esterni e concedendo energia, il Napoli è tornato somigliante a una squadra di calcio.
calciatori, se non vengono spediti in zone sconosciute, giocano meglio. Per mesi abbiamo visto forzature spacciate per dogmi: mancini ammucchiati in difesa, Gutierrez traslocato dove non abita, Elmas adattato come un mobile Ikea senza istruzioni, Gilmour e Beukema trattati come rischi biologici da maneggiare solo a risultato acquisito. Poi, quando la classifica non perdona più, ecco la conversione tardiva alla logica.
Ma il punto è proprio questo: se bastava togliere i peggiori delle ultime prove, come ha scritto Corbo, perché si è atteso che il campionato scivolasse verso Milano? Conte, dopo la Lazio, ha parlato di critiche eccessive. Giuliani ha risposto meglio di quanto avrei saputo fare: non erano eccessive, erano pari ai rimpianti. Perché il Napoli "non nasce al vertice con Conte" e il palato fino non è un vizio borghese della piazza, ma la conseguenza di ciò che questa squadra è stata e poteva continuare a essere. Del resto, lo stesso allenatore che oggi sembra offendersi per il secondo posto, aveva spiegato pochi giorni prima che "il secondo è il primo dei perdenti".
Difficile chiedere carezze quando si distribuiscono pietre. Il problema è più largo di una formazione sbagliata. Il Napoli ha una rosa vecchia: Transfermarkt le attribuisce oggi un’età media di 28,6 anni, mentre il CIES ha segnalato il peso abnorme dei minuti affidati agli over 30 e, sul versante opposto, l’uso quasi inesistente degli under 21. In altre parole: tanto presente, poco domani. A questo si sommano costi cresciuti, tra squadra e staff, e una prospettiva tattica che cambia più per necessità che per convinzione.
Il tifoso può accontentarsi del poker contro una piccola in disarmo. Il giornalista, tifoso o meno, ha un altro dovere: guardare oltre il tabellino, distinguere il sollievo dall’orizzonte, l’ovazione dall’analisi. E allora no, non era miracolo. Era solo il Napoli restituito, forse troppo tardi, alla sua grammatica elementare. Chi lo ha scritto prima non lo ha fatto per capriccio, né per partito preso. Lo ha fatto per amore. Che è poi la forma più scomoda, e meno applaudita, della lucidità.