Un caso di malasanità che attraversa oltre un decennio e si conclude con una sentenza destinata a far discutere. Il Tribunale di Ravenna, con decisione firmata dal giudice Massimo Vicini, ha riconosciuto un risarcimento di circa 650 mila euro a un uomo di 67 anni, vittima di una grave complicanza mai diagnosticata in tempo dopo un intervento di routine.
Una lunga odissea clinica
Tutto inizia nel 2013, quando il paziente si sottopone a un intervento di artroprotesi al ginocchio sinistro in una clinica privata della città. L’operazione, inizialmente, sembra riuscita senza complicazioni. Ma nei mesi successivi emergono segnali preoccupanti: rigidità articolare, dolore crescente, difficoltà nei movimenti e una tumefazione accompagnata da fuoriuscita di materiale purulento. Nonostante questi sintomi evidenti, l’infezione non viene riconosciuta tempestivamente. Il paziente è costretto a sottoporsi a numerosi interventi correttivi e a lunghi cicli di terapie, senza però risolvere il problema alla radice.
Il punto di non ritorno
Con il passare degli anni, la situazione clinica peggiora in modo irreversibile. L’infezione, mai trattata adeguatamente, diventa cronica e non più controllabile. Nel 2019 l’uomo affronta l’ultimo intervento revisionale, ma è ormai troppo tardi. Il 23 giugno 2020 arriva l’esito più drammatico: l’amputazione della gamba sinistra sotto il ginocchio, eseguita in un’altra struttura sanitaria. Una decisione estrema, che segna in modo definitivo la vita del paziente, al quale viene riconosciuta un’invalidità civile del 100% da parte dell’INPS.
La perizia e la sentenza
Determinante nel processo civile è stata la perizia medico-legale disposta dal tribunale. Secondo il consulente, l’infezione non è stata diagnosticata né nella fase iniziale né in quella successiva, quando un intervento tempestivo avrebbe potuto ancora evitare conseguenze così gravi. Per il giudice, è plausibile che una corretta gestione terapeutica fin dall’inizio avrebbe impedito l’evoluzione della patologia e quindi anche l’amputazione. Da qui la condanna della struttura sanitaria al risarcimento.
Le conseguenze e il precedente
La sentenza rappresenta un punto fermo in una vicenda durata 13 anni, ma apre anche interrogativi più ampi sulla gestione delle complicanze post-operatorie e sulla tempestività delle diagnosi. Il caso di Ravenna evidenzia come anche interventi considerati di routine possano trasformarsi in drammi irreversibili se non seguiti da controlli adeguati e diagnosi rapide. Un precedente che potrebbe avere ripercussioni anche in altri contenziosi sanitari simili.