Potrebbe esserci stato un doppio momento nell’avvelenamento che ha portato alla morte di Antonella e Sara, le due donne decedute dopo Natale a Campobasso per ingestione di ricina. È una delle piste che emergono dalle indagini ancora in corso, mentre resta aperta anche l’ipotesi di un evento accidentale. A rilanciare la nuova ricostruzione è l’avvocato Pietro Terminiello, legale di uno dei medici indagati per omicidio colposo, che parla di una possibile esposizione alla sostanza tossica avvenuta in due fasi distinte.

Le flebo in casa e il giallo delle cure

Uno degli elementi più delicati riguarda le ore successive ai primi malori. Secondo quanto emerso, le due donne sarebbero state curate in casa da un conoscente con competenze sanitarie, attraverso infusioni endovenose. Due flebo praticate a domicilio che ora sono al centro degli accertamenti. Non è ancora chiaro se si trattasse di un infermiere o di un medico, né quale ruolo abbiano avuto quelle somministrazioni nell’evoluzione del quadro clinico. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione tempi, modalità e sostanze utilizzate.

Le indagini e le testimonianze

La Questura di Campobasso, guidata dal dirigente Marco Graziano, ha raccolto decine di testimonianze tra familiari e conoscenti. Tra queste anche quella di Maria, madre di Laura Di Vita, ascoltata più volte dagli inquirenti. La donna ha parlato di un possibile episodio accidentale, ma gli investigatori mantengono tutte le ipotesi aperte. Eventuali incongruenze tra le dichiarazioni raccolte potrebbero rivelarsi decisive per indirizzare l’inchiesta.

Il sospetto della premeditazione

Accanto alla pista accidentale resta quella più grave: il duplice omicidio premeditato. La presenza di ricina nei corpi delle vittime, e non in quello di un altro familiare, rappresenta un elemento che gli inquirenti considerano significativo. La sostanza, altamente tossica e difficile da individuare nel tempo, potrebbe essere stata utilizzata da chi conosceva bene le sue caratteristiche. Un dettaglio che alimenta i sospetti su una possibile azione consapevole.

Il nodo dei medici indagati

Cinque medici dell’ospedale di Campobasso restano iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. L’ipotesi è che possano aver sottovalutato i sintomi iniziali manifestati dalle due donne al Pronto soccorso. Tuttavia, con il progredire delle indagini, il focus si è spostato sempre più su ciò che è accaduto fuori dall’ospedale, nelle ore immediatamente successive ai primi malori.

Un caso ancora senza risposte

Il quadro resta complesso e frammentato. Tra piste investigative, ricostruzioni divergenti e nuovi elementi che emergono giorno dopo giorno, gli inquirenti puntano a “stringere il cerchio”. La verità, però, è ancora lontana. E tra l’ipotesi di un tragico incidente e quella di un delitto pianificato, il caso della ricina continua a interrogare investigatori e opinione pubblica.