La nuova ipotesi investigativa. La ricina sciolta nell’acqua bevuta durante la cena del 23 dicembre. È questa la pista su cui ora si concentrano gli inquirenti che indagano sulla morte di Antonella Di Vita, 50 anni, e della figlia Sara, 15, decedute tra il 25 e il 26 dicembre a Pietracatella. Un’ipotesi che prende forma dalle risultanze medico-scientifiche e che orienta la ricostruzione delle ultime ore prima del malore. A tavola quella sera anche il marito Gianni, risultato negativo agli esami, mentre la primogenita Alice era fuori casa.

Il passaggio a Pavia

Per chiarire tempi e modalità dell’esposizione, la procuratrice Elvira Antonelli e il capo della Mobile Marco Graziano si sono recati al Centro antiveleni di Pavia, punto di riferimento nazionale della Fondazione Maugeri. Qui gli specialisti, guidati da Carlo Locatelli, hanno isolato la presenza della ricina dopo aver escluso oltre mille agenti tossici. L’obiettivo del confronto diretto è definire con precisione quando il veleno sia stato ingerito e come si colleghi al decorso clinico delle due vittime. Parallelamente sono stati consegnati campioni di alimenti, conservati dalla Scientifica, per verificare eventuali contaminazioni nei pasti successivi.

Una morte “on-off”

I medici dell’ospedale Cardarelli descrivono il decesso come improvviso, compatibile con gli effetti della ricina. La sostanza agisce bloccando le funzioni cellulari e può portare alla morte nel giro di 48-72 ore. Un quadro coerente con l’ipotesi dell’ingestione durante la cena del 23 dicembre. Da qui il focus sull’acqua: la ricina, sottoposta a calore, tende a perdere efficacia, rendendo meno probabile la contaminazione dei cibi.

Le altre piste e gli accertamenti

Restano sullo sfondo le altre ipotesi. Gli investigatori escludono, al momento, l’inalazione e considerano poco plausibile l’ingestione dei semi di ricino. Non trova riscontri neppure la pista delle flebo somministrate da un infermiere vicino alla famiglia, già ascoltato dagli inquirenti. mIntanto proseguono gli accertamenti tecnici. Il telefono di Alice è stato sottoposto a copia forense per analizzare chat, spostamenti e contatti nei giorni precedenti. La giovane è considerata parte offesa.

Indagini sanitarie e sviluppi

Sul fronte sanitario, cinque medici risultano indagati per omicidio colposo. Nuove verifiche sono in corso al Policlinico di Bari sui campioni istologici delle vittime. L’inchiesta resta aperta e punta ora a stabilire non solo il momento esatto dell’avvelenamento, ma anche chi abbia introdotto la ricina nell’ambiente domestico. Ci sono anche due medici sanniti, in servizio però non presso l'ospedale Cardarelli ma come operatori di guardia medica, tra i sanitari indagati.