Nuovi dettagli emergono sulla gestione clinica di Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli. Al centro dell'attenzione degli inquirenti vi è una relazione dell'Heart Team datata 13 febbraio, uno dei cinque documenti che non sarebbero stati inizialmente consegnati alla Procura e al GIP nell'ambito dell'inchiesta per omicidio colposo in concorso.
Dalla relazione emerge che, dopo il fallimento del primo trapianto, si ipotizzò il ricorso a un sistema di assistenza biventricolare (il cosiddetto "doppio Berlin Heart"), un macchinario in grado di sostituire meccanicamente le funzioni del cuore.
Il primario della cardiochirurgia per adulti, il dottor Marra, propose tale soluzione per stabilizzare il paziente, definendola un supporto vitale alternativo all’Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana). Nella relazione, Marra poneva inoltre un quesito etico: data la scarsità di organi e le condizioni di "multiorgan failure" del bambino, era necessario valutare con estrema prudenza la destinazione di un eventuale secondo cuore.
Nonostante la proposta di passare al cuore meccanico per guadagnare tempo, il documento riporta il parere contrario del cardiochirurgo Guido Oppido, attualmente tra i sette indagati nel procedimento. La scelta di non procedere con l'assistenza biventricolare sarebbe stata motivata dall'elevato rischio di complicanze infettive che il macchinario avrebbe potuto comportare nel quadro clinico del piccolo Domenico.
Pochi giorni dopo il confronto tecnico, il 17 febbraio, si presentò la disponibilità di un secondo cuore compatibile. Tuttavia, a seguito di nuove valutazioni sulla "trapiantabilità" del bambino, i medici diedero parere negativo. L'organo fu quindi destinato a un altro paziente. Domenico Caliendo è deceduto quattro giorni dopo, il 21 febbraio.
Le indagini proseguono ora per chiarire se la mancata adozione del supporto meccanico o le valutazioni espresse nelle relazioni abbiano influito sul tragico epilogo della vicenda.