L'Arezzo, avversario al Vigorito (dobbiamo solo conoscere la data) del Benevento in Supercoppa, è un “covo di ex giallorossi”. Ne trovi in ogni angolo. Il moldavo Ionita, il mancino Di Chiara, il “dissidente” Viviani. E mister Bucchi, che ha vissuto una stagione sfortunata nel Sannio, chiusa con un play off che sembrava vinto (2-1 a Cittadella) e che invece finì in disastro (0-3 al Vigorito). Ma l'Arezzo non ha solo il primo allenatore ex giallorosso, ha anche un suo stretto collaboratore, Luca Antei. Lo ricordate? Lo sfortunato centrale difensivo romano, che ancora adesso potrebbe giocare al calcio, visto che ha appena 34 anni (è del 92), che chiuse la parentesi giallorossa dopo l'ultimo infortunio contro l'Ascoli (l'anno della promozione in A con Pippo Inzaghi 19-20) e terminò la sua avventura con la strega dopo 40 partite di campionato (uno di A e due di B) e 3 di Coppa Italia.
Ma in questo piccolo gruppo di ex ce n'è uno che potrebbe scrivere un romanzo e legarlo con un bel fil rouge all'attuale allenatore giallorosso: Nello Cutolo. Mancino educato, mezza punta di buona tecnica. Il procuratore di allora Paolo Palermo la racconta così: "Lui e Antonio nascono insieme a me: erano due ragazzini che abitavano uno di fronte all'altro, presi negli allievi regionali del Napoli”. Abitavano nel popoloso Rione Traiano a due passi dal San Paolo. L'azzurro nel cuore, il calcio nell'anima, già una “passionaccia” da cui non si guarisce. “Ho cominciato a 10 anni nella Scuola Calcio di Soccavo, prima giocavo in strada. Nel professionismo ho debuttato nel 2001 a Benevento, avevo 17 anni”, ricorda Nello Cutolo. Era il Benevento di Paolo Specchia, il 25 marzo del 2001 si giocava contro il Messina al vecchio Santa Colomba, lui subentrò a Carletto Luisi a 3' dalla fine. Con Floro Flores ha fatto tutta la trafila nelle giovanili del Napoli, entrambi classe '83 (19 maggio Cutolo, 18 giugno Floro), amici d'infanzia e legati dall'amore per la maglia azzurra. Contro cui fallì un rigore nel derby al San Paolo il 7 novembre del 2004 (si era sul 2 a 0 per gli azzurri e avrebbe riaperto la sfida). Un rammarico infinito, fallire quel penalty (parato da Belardi) praticamente “sotto casa”.
Nello (come lo chiamano tutti, ma all'anagrafe è Aniello) ritornerà in un luogo dell'anima, dove è nato calcisticamente e troverà un amico con cui ha condiviso l'infanzia nel Rione napoletano dove sono nati. Floro Flores a sua volta ha vissuto qualcosa di straordinario ad Arezzo. Un incrocio magico di emozioni che entrambi potranno rivivere in un anno assai felice nelle loro nuove vesti rispettivamente di direttore sportivo degli amaranto e di allenatore dei giallorossi.
Una bella storia, da riannodare felicemente l'anno prossimo in serie B.