Le nuove carte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco stanno ridisegnando uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana. Al centro della svolta ci sono analisi scientifiche aggiornate, approfondimenti informatici e una ricostruzione molto più dettagliata rispetto al passato.
Le carte dell’accusa
Il quadro delineato dalla Procura di Pavia, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone, emerge dall’atto notificato ad Andrea Sempio, oggi unico indagato. Sparisce ogni riferimento a complici o a concorsi nel delitto: per gli inquirenti l’omicidio di Chiara Poggi sarebbe stato commesso da una sola persona.
Un passaggio che, di fatto, mette in discussione la precedente verità giudiziaria che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, aprendo scenari nuovi anche sul piano processuale.
Una ricostruzione più precisa
Il nuovo impianto accusatorio entra nel dettaglio delle fasi dell’aggressione. Viene descritta una sequenza articolata, con colpi inferti in momenti diversi e, soprattutto, con un passaggio chiave lungo la scala della cantina, dove sarebbero stati sferrati i colpi mortali.
Una dinamica che segna una rottura netta rispetto alle sentenze precedenti, nelle quali si riteneva che il corpo fosse scivolato dopo l’aggressione iniziale.
Gli indizi scientifici
A sostenere questa ricostruzione sono le nuove analisi medico-legali e gli studi sulle tracce ematiche. Il lavoro dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo e le valutazioni sulla Bloodstain pattern analysis hanno portato a rileggere elementi già acquisiti, inserendoli in uno scenario diverso.
A questo si aggiungono simulazioni tridimensionali della scena del crimine e analisi antropometriche sull’indagato, utilizzate per verificare la compatibilità dei movimenti con le tracce rilevate.
Il ruolo del computer
Tra gli elementi più delicati emerge anche il contenuto del computer della vittima. Gli investigatori stanno approfondendo la presenza di video intimi che riguardavano la vita privata di Chiara Poggi e di Alberto Stasi.
L’ipotesi è che questi file possano essere stati visti da Andrea Sempio, contribuendo a costruire un possibile movente legato a un interesse personale sfociato in ossessione. Un aspetto su cui si concentra la consulenza informatica affidata all’esperto Paolo Dal Checco.
Altri elementi sotto esame
Restano centrali anche altri indizi già noti: il Dna rilevato sulle unghie della vittima, l’impronta individuata nella cantina e il discusso scontrino di un parcheggio che potrebbe incidere sulla ricostruzione degli spostamenti dell’indagato.
Tutti elementi che, riconsiderati insieme alle nuove analisi, compongono un quadro investigativo in evoluzione.
Verso la chiusura delle indagini
Il mosaico non è ancora completo. Molti atti restano coperti e saranno disponibili solo con la chiusura delle indagini. Intanto Andrea Sempio è atteso in Procura per l’interrogatorio, passaggio decisivo per la strategia difensiva.
Sul fronte opposto, i legali di Alberto Stasi valutano la richiesta di revisione del processo, convinti che i nuovi sviluppi possano ribaltare definitivamente la vicenda giudiziaria.