Napoli

 

C'è un settore dello Stadio Diego Armando Maradona che da oltre trent’anni vive in un limbo, un "anello fantasma" che ha smesso di pulsare dopo le notti magiche di Italia '90. Oggi, quel silenzio sta per essere interrotto. Mentre Palazzo San Giacomo attende che la Regione (tramite i fondi regionali gestiti in sintonia con le grandi opere) sblocchi i  finanziamenti richiesti, il sindaco Gaetano Manfredi ha deciso di muovere la prima pedina. La Giunta comunale ha stanziato infatti una prima tranche di 300mila euro. Una cifra simbolica se confrontata con i 9,6 milioni necessari per l'intera rifunzionalizzazione del settore, ma un primo passo importante. Si tratta del "primo lotto funzionale", destinato a indagini sperimentali e alla messa in sicurezza della prima delle 25 campate previste.

L'obiettivo è chiaro: presentarsi alla porta dell'UEFA entro il 31 luglio con un cantiere già aperto. Napoli non vuole essere una semplice comparsa nella corsa a Euro 2032. Con Torino già blindata e Roma "intoccabile", la città partenopea deve lottare contro Milano, Firenze e Palermo per assicurarsi un posto nel quintetto di testa che ospiterà la kermesse continentale.

La strategia del "puzzle": capienza e continuità

Perché riaprire il terzo anello proprio ora? La mossa è strategica. Il recupero di quei 10mila posti perduti permetterebbe al Napoli di giocare regolarmente durante i futuri lavori di ristrutturazione. Procedendo per "step"  il club non subirebbe emorragie di incassi e la capienza totale tornerebbe a quella soglia dei 60mila posti pretesa dagli standard internazionali.

Il bivio: Calcio puro o sogno Olimpico?

Dietro i lavori del terzo anello si nasconde però lo scontro di visioni tra il Comune e la SSC Napoli. Aurelio De Laurentiis spinge per uno stadio "solo calcio", senza pista di atletica, magari altrove. Ma Manfredi, nel suo ruolo di Presidente Anci e mediatore istituzionale, guarda oltre il pallone.

Se Napoli dovesse fallire l'appuntamento con Euro 2032, il destino dello stadio cambierebbe radicalmente. Sotto traccia, Palazzo San Giacomo lavora a una candidatura per le Olimpiadi del 2036. In questo scenario, la rimozione della pista di atletica - chiesta a gran voce dai tifosi - diventerebbe un'eresia. La pista resterebbe al suo posto, trasformando Fuorigrotta nel fulcro di un progetto multisportivo lungo l’asse Napoli-Roma.

Il fattore logistico: molto più di uno stadio

Napoli punta a convincere i commissari UEFA non solo con il rendering del nuovo stadio, ma con la forza della sua trasformazione urbana. Una ricettività turistica che ha ormai superato Venezia, un clima unico e una rete di infrastrutture (ospedali, commissariati e trasporti) che circonda il Maradona come in poche altre realtà italiane. Tuttavia, resta il nodo delle coperture finanziarie. Il Comune attende i 200 milioni dalla Regione. Senza quel "bollino" economico, il sogno europeo rischierebbe di rimanere incompiuto, proprio come quel terzo anello di cui si parla da troppo tempo.