Tensione e scontri a Torino durante il corteo del Primo Maggio. Dopo una mattinata segnata da una partecipazione massiccia e pacifica, la situazione è degenerata intorno a mezzogiorno nei pressi dell’ex centro sociale Askatasuna, nel quartiere Vanchiglia. Uno spezzone di manifestanti legati all’area dell’opposizione sociale si è staccato dal corteo principale dirigendosi verso corso Regina Margherita, dove era già presente un imponente dispositivo delle forze dell’ordine. Da lì sono iniziati gli scontri.
Scontri e cariche in strada
Al grido di slogan ostili, alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di polizia. La risposta è arrivata con cariche, uso di idranti e lancio di lacrimogeni. L’aria si è fatta rapidamente irrespirabile mentre il confronto si intensificava tra lanci di oggetti e manovre di contenimento. Secondo le prime informazioni, ci sarebbero stati alcuni feriti lievi, soccorsi sul posto. Dopo i momenti più critici, la situazione è progressivamente rientrata, con parte degli autonomi che ha ripreso a muoversi in corteo verso altre zone della città.
Il corteo principale e le rivendicazioni
La giornata era iniziata con una manifestazione partecipata da circa 15 mila persone, promossa da Cgil, Cisl e Uil, partita da corso Cairoli e conclusa in piazza Castello. Al centro della mobilitazione, i temi del lavoro dignitoso, della precarietà e delle trasformazioni del sistema produttivo, con attenzione anche all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. Fin dalle prime ore, tuttavia, le autorità avevano predisposto misure di sicurezza rafforzate per il timore di iniziative autonome fuori dal percorso ufficiale.
Scontro politico dopo gli incidenti
Dopo gli scontri si è acceso immediatamente il confronto politico. Esponenti del centrodestra, tra cui Roberto Rosso e Marco Fontana di Forza Italia, hanno attaccato il sindaco Stefano Lo Russo, accusandolo di ambiguità nella gestione dell’area di Askatasuna e chiedendo una linea più dura. Critiche anche da Augusta Montaruli e Fabrizio Ricca, mentre dal governo il ministro Paolo Zangrillo ha parlato di “attacco allo Stato” e di “professionisti del disordine”.
Dal fronte opposto, la deputata Chiara Appendino ha condannato le violenze definendole “inaccettabili”, ma ha invitato a non oscurare la partecipazione pacifica della maggioranza dei manifestanti. Anche il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto duramente, contrapponendo “criminali e poliziotti” in un messaggio sui social.
Sicurezza e tensioni irrisolte
L’episodio riaccende il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sul futuro dell’area dell’ex Askatasuna, sgomberata nei mesi scorsi ma ancora al centro di tensioni. Le istituzioni locali e nazionali restano ora chiamate a gestire una situazione complessa, in cui la sicurezza si intreccia con il conflitto sociale e politico.