L’escalation nello Stretto di Hormuz riporta la guerra sul punto più sensibile del traffico energetico mondiale. Il ministero degli Esteri sudcoreano ha confermato un’esplosione e un incendio a bordo di una nave gestita da una compagnia di Seul, all’ancora nei pressi degli Emirati Arabi Uniti. L’incidente sarebbe avvenuto alle 20.40 locali, le 13.40 in Italia. Al momento non risultano vittime, mentre restano da chiarire origine e dinamica dell’esplosione.
La rivendicazione iraniana e la smentita americana
La tensione è salita ulteriormente dopo la rivendicazione rilanciata da media iraniani, secondo cui missili sarebbero stati lanciati contro una nave militare statunitense nell’area dello stretto. Washington ha respinto la versione di Teheran: il Comando centrale degli Stati Uniti ha negato che unità della Marina siano state colpite e ha sostenuto che le forze americane stiano garantendo il passaggio di navi commerciali nell’ambito dell’operazione denominata Project Freedom. La Casa Bianca presenta l’operazione come un tentativo di riaprire la navigazione a imbarcazioni rimaste bloccate o costrette a deviare. Secondo l’Associated Press, due navi mercantili battenti bandiera statunitense sarebbero già transitate con scorta della Marina americana, mentre l’Iran continua ad avvertire che la presenza militare straniera nello stretto sarà considerata una minaccia.
Doha attacca Teheran
Sul fronte regionale, il Qatar ha condannato l’attacco contro una petroliera emiratina gestita da ADNOC, indicato dalle autorità qatariote come un’azione iraniana compiuta con due droni. Doha ha parlato di violazione del diritto internazionale e della libertà di navigazione, richiamando anche la risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato l’attacco, precisando che non risultano feriti. Il messaggio politico è netto: per le monarchie del Golfo lo Stretto di Hormuz non può diventare una leva negoziale nelle mani di Teheran. La chiusura o il blocco selettivo del passaggio colpisce direttamente gli interessi energetici della regione e accresce il rischio di un confronto più ampio, nel quale ogni incidente navale può trasformarsi in crisi militare.
La linea europea
Da Erevan, dove si svolge il vertice della Comunità Politica Europea, il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato come prioritaria la riapertura pacifica e concordata dello stretto. Il vertice riunisce leader europei e partner del continente in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche, con energia e sicurezza tra i temi centrali dell’agenda. La preoccupazione europea riguarda anche i mercati. Un blocco prolungato di Hormuz avrebbe effetti immediati sulle rotte del greggio e del gas, con il rischio di rialzi speculativi sui prezzi. Per questo Parigi chiede monitoraggio, trasparenza e una risposta coordinata dell’Europa in caso di profitti eccessivi legati alla crisi.
Uno stretto che può incendiare i mercati
Il quadro resta instabile. Le informazioni sull’attacco alla nave sudcoreana sono ancora in fase di verifica, mentre la rivendicazione iraniana contro una nave americana è stata smentita dagli Stati Uniti. La certezza è che il braccio di ferro su Hormuz ha già spinto governi, compagnie di navigazione e operatori energetici a muoversi con estrema prudenza. In assenza di una de-escalation, il rischio è che la guerra navale diventi il nuovo fronte del conflitto. Ogni nave in transito, ogni drone, ogni lancio rivendicato o smentito può pesare sui negoziati e sulla stabilità dei mercati. La partita non si gioca solo tra Iran e Stati Uniti, ma coinvolge direttamente Golfo Persico, Europa e grandi economie dipendenti dalle rotte energetiche.