Le apnee notturne potrebbero avere un legame con alcune patologie oncologiche, in particolare con i tumori dell’apparato urinario. È l’indicazione che arriva da uno studio condotto dallo staff della Pneumologia dell’Asl Vercelli, diretta dal professor Mario Malerba, su 50 pazienti adulti che presentavano sia apnea ostruttiva del sonno sia una diagnosi di tumore. La ricerca, realizzata con il Registro ospedaliero di Vercelli, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Advances in Respiratory Medicine.
Il dato che apre una pista
Nel campione analizzato, oltre un terzo dei pazienti, il 34%, presentava tumori delle vie urinarie, soprattutto a prostata, vescica e rene. In questo sottogruppo quasi nove casi su dieci riguardavano uomini, con un’età media intorno ai 67 anni. Molti pazienti erano in sovrappeso, ex fumatori e con patologie cardiovascolari, in particolare ipertensione: fattori che impongono prudenza nell’interpretazione dei risultati.
L’ipotesi biologica
Il possibile collegamento passa dalla riduzione intermittente dell’ossigeno durante il sonno, caratteristica delle apnee ostruttive. Secondo l’ipotesi formulata dai ricercatori, questi episodi ripetuti di ipossia potrebbero favorire infiammazione cronica e alterazioni nei meccanismi di crescita dei vasi sanguigni, processi che possono avere un ruolo nello sviluppo tumorale. Studi precedenti avevano già segnalato un’associazione tra forme gravi di apnea ostruttiva, ipossiemia notturna e aumento del rischio oncologico, ma il quadro scientifico resta ancora in evoluzione.
Una correlazione, non una sentenza
Il punto decisivo è che lo studio non dimostra che le apnee notturne causino il tumore. I numeri sono limitati e il profilo dei pazienti include altri fattori di rischio importanti, dal fumo al sovrappeso fino alle malattie cardiovascolari. La ricerca, però, suggerisce di guardare alle apnee ostruttive non solo come a un disturbo del sonno, ma come a una condizione capace di incidere sull’equilibrio generale dell’organismo.
Il ruolo della diagnosi precoce
La Pneumologia dell’Asl Vercelli segue pazienti con sindrome OSA e ventilazione domiciliare NIV e CPAP, oltre ad avere un ambulatorio specialistico per diagnosi e cura dei disturbi respiratori del sonno. In questo contesto, il messaggio clinico è chiaro: russamento importante, sonnolenza diurna, risvegli frequenti e pause respiratorie durante il sonno non vanno sottovalutati. Una diagnosi tempestiva può migliorare la qualità della vita, ridurre il rischio cardiovascolare e, alla luce di studi come questo, aprire nuove strade di sorveglianza nei pazienti più fragili.
La ricerca continua
La collaborazione con i dipartimenti di Scienza del Farmaco e di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Università di Napoli indica la volontà di allargare lo sguardo oltre il singolo reparto. Serviranno casistiche più ampie e studi prospettici per capire se l’associazione osservata a Vercelli sia confermata anche in popolazioni più numerose e se il trattamento delle apnee possa avere un impatto sul rischio oncologico futuro. Per ora, la novità è un segnale di attenzione: non un allarme, ma una pista scientifica da seguire.