Torre Annunziata

Alle ore 12:00 di oggi, un colpo di ruspa ha segnato la fine di un’epoca oscura. Palazzo Fienga, la roccaforte che per decenni ha rappresentato il potere incontrastato del clan Gionta, ha iniziato a crollare. Sotto lo sguardo del vicepremier Matteo Salvini, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del sindaco Corrado Cuccurullo e del sindaco metropolitano Gaetano Manfredi, è stata abbattuta la prima porzione di quello che fu il "Fortapàsc" di Torre Annunziata.

L’abbattimento, atteso da ben 11 anni dalla confisca definitiva del 2015, non è solo un’operazione edilizia, ma un atto simbolico volto a restituire dignità a un territorio martoriato dalla criminalità organizzata.

LIBERA: DA MACERIE PALAZZO FIENGA UNA NUOVA PRIMAVERA

 "Una rivincita della bellezza sull'arroganza e la violenza criminale. In questa giornata il pensiero è rivolto a Giancarlo Siani, a Matilde Sorrentino, a Luigi Staiano, Luigi Cafiero, Raffaele Pastore e alle tante vittime innocenti della violenza mafiosa del clan Gionta. Oggi a Torre Annunziata sono in azione le ruspe che abbattono il cemento criminale; ruspe che possono riaccendere la speranza per riscattare un territorio e una comunità di cittadini e cittadine solo se al loro posto sorgerà un luogo di sviluppo diverso che punti sulla sicurezza, bellezza ,legalità ed economia sana. La lotta alla camorra continua e dalle macerie di Palazzo Fienga, luogo di morte e di scelte criminali deve rigenerarsi una nuova primavera, restituendo un luogo ai cittadini e cittadine di Torre Annunziata che sia uno spazio verde per l'infanzia dei "moschilli", un luogo di memoria per le vittime innocenti delle mafie, un luogo di testimonianza di una memoria viva. Perché la memoria fa paura alle mafie: non può essere ingabbiata nel passato, archiviata. Va vissuta nel presente. Un paese senza memoria è un paese senza storia. Un paese senza verità è un paese senza dignità. Ecco che dalle macerie di oggi deve arrivare un chiaro messaggio: mai più violenza criminale, mai più regali alla camorra. Solo in questo modo questo paese può tornare a far sorridere i suoi territori". Così in una nota Libera sull'inizio della demolizione di Palazzo Fienga, fortino del clan Gionta a Torre Annunziata.

Camorra: procuratore T.Annunziata, non c'è stato scatto in avanti città
L'abbattimento di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta di Torre Annunziata, "è un importante azzeramento rispetto al passato, ma occorre fare ancora tanto perché Torre Annunziata si affranchi completamente dal giogo della criminalità organizzata". Lo ha detto Nunzio Fragliasso, procuratore di Torre Annunziata, intervenuto alla cerimonia di avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga."Con il commissariamento del Comune - ha aggiunto Fragliasso - mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e dell'amministrazione comunale. Sto ancora aspettando questo segnale. Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe illegalità, anche in seno all'amministrazione comunale. Servono meno programmi, meno dichiarazioni di principio, meno cerimonie e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche. Solo così si potrà cogliere la cifra dell'effettivo cambiamento".

Tra la "Grande Bellezza" e l’Antistato

Situato a soli trecento metri in linea d’aria dalla maestosa Villa di Poppea, Palazzo Fienga ha rappresentato per cinquant'anni l'antitesi del patrimonio archeologico di Oplontis. Mentre la storia antica celebrava la bellezza, tra le mura del palazzo venivano emesse sentenze di morte. È qui che, secondo la memoria storica e le cronache dell'epoca, fu deciso il destino di Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985. Nonostante alcune verità processuali indichino Marano come luogo della "sentenza", Palazzo Fienga resta indissolubilmente legato alla figura del cronista che ne svelò gli intrecci criminali.

Dal prestigio industriale al bunker della Camorra

Il destino dell'edificio è stato un lungo declino. Nato nell'Ottocento come dimora della famiglia Fienga, industriali illuminati che credettero nello sviluppo portuale della città, il palazzo divenne un rudere dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel vuoto lasciato dallo Stato, si insinuò la camorra. Valentino Gionta trasformò i magazzini e i sotterranei in un labirinto di bunker e nascondigli. Per decenni, l'edificio è stato il cuore pulsante del malaffare, un "palazzo-fortezza" reso inaccessibile e murato per anni prima della decisione odierna.

Il ricordo del Capitano Sensales

La demolizione riporta a galla testimonianze toccanti, come quella di Gabriele Sensales, all’epoca capitano dei Carabinieri e amico di Siani. "Gli assassini erano partiti da lì", ricorda Sensales parlando della notte dell'omicidio. Il capitano ha rievocato il clima di quegli anni: 140 morti in cinque anni e la strage del circolo dei pescatori. Una guerra civile urbana che trovava in Palazzo Fienga il suo centro di comando.

Il futuro: rigenerazione urbana o occasione mancata?

Il progetto di abbattimento prevede la nascita di una piazza e di un parco pubblico, parte di un piano più ampio di rigenerazione che coinvolgerà anche il vicino Quadrilatero delle Carceri. Tuttavia, l’operazione non è esente da dibattito. Parte della cittadinanza e dell'associazionismo avrebbe preferito la riconversione della struttura in una "Casa della Legalità" o in un presidio delle Forze dell'Ordine. Per molti, trasformare il fortino del male in un simbolo dello Stato avrebbe avuto un valore educativo più forte della demolizione. Oggi, però, la scelta è netta: radere al suolo per chiudere definitivamente i conti con il passato e provare a scrivere, sulle macerie del male, una nuova pagina per Torre Annunziata.