Il conflitto politico tra Donald Trump e papa Leone XIV torna a salire di tono proprio mentre la diplomazia prova a riaprire un canale con la Santa Sede. Il presidente degli Stati Uniti, intervenendo al Salem News Channel con il giornalista Hugh Hewitt, ha accusato il Pontefice di «mettere in pericolo molti cattolici e molte persone», sostenendo che la sua posizione sull’Iran equivarrebbe a tollerare l’ipotesi di un’arma nucleare nelle mani di Teheran. Le parole arrivano a due giorni dalla visita in Vaticano del segretario di Stato americano Marco Rubio, atteso per un confronto che fonti diplomatiche statunitensi definiscono «franco».
Lo strappo sulla guerra e sul nucleare
L’affondo di Trump nasce dal dissenso sempre più evidente tra la Casa Bianca e il Vaticano sulla guerra contro l’Iran e sulla linea da tenere in Medio Oriente. Il presidente americano ha attribuito al Papa una posizione che, secondo le fonti internazionali consultate, non risulta espressa in questi termini da Leone XIV: il Pontefice ha più volte chiesto cessate il fuoco, dialogo e una via diplomatica, ma non ha sostenuto il possesso dell’arma nucleare da parte iraniana.
La frase più dura è arrivata quando Trump, rispondendo a una domanda sul caso di Jimmy Lai, l’attivista di Hong Kong detenuto in Cina, ha accusato il Papa di preferire il tema iraniano alla difesa del dissidente cattolico. Il presidente ha poi insistito sulla necessità che la popolazione iraniana possa difendersi, descrivendo un quadro in cui, a suo giudizio, il disarmo renderebbe impossibile opporsi a chi dispone di armi da guerra.
La risposta del Vaticano
Dal Vaticano non è arrivata una replica frontale. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha scelto una linea di contenimento, affermando che il Papa «va avanti per la sua strada» e che il suo compito resta quello di predicare il Vangelo e la pace. È una risposta che evita di trasformare lo scontro in un corpo a corpo politico, ma che conferma la distanza tra la postura diplomatica della Santa Sede e la strategia dell’amministrazione americana.
Il sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione Antonio Spadaro ha letto la visita di Rubio come un tentativo di riportare il confronto su un piano istituzionale più pacato. Il segretario di Stato, cattolico praticante, arriva a Roma con il compito di tenere aperto un ponte con un mondo cattolico americano attraversato da tensioni evidenti, tra fedeltà religiosa, appartenenza politica e disagio per lo scontro pubblico tra il presidente e il Pontefice.
Il dossier Rubio
La missione di Marco Rubio in Vaticano sarà quindi più di un incontro di cortesia. Sul tavolo ci sono il conflitto con l’Iran, le relazioni con la Santa Sede, l’immigrazione, il ruolo dei cattolici negli Stati Uniti e la necessità di evitare che il dissenso politico diventi una frattura religiosa. L’ambasciatore americano presso la Santa Sede Brian Burch ha parlato di dialogo autentico e di una conversazione franca, segnalando che Washington vuole provare a gestire la crisi senza arretrare dalle proprie scelte strategiche.
Il caso assume anche un valore simbolico. Leone XIV, primo Papa statunitense, si trova a fronteggiare l’attacco più esplicito proveniente dal presidente del suo Paese. Trump, invece, parla a un elettorato in cui la componente cattolica resta importante, ma non uniforme. La visita di Rubio dirà se la diplomazia riuscirà ad abbassare i toni o se lo scontro tra Casa Bianca e Vaticano continuerà a occupare il centro della scena internazionale.