Un occhio al presente, uno al futuro. Già, perché quel geniaccio del Trap non può mai passare di moda, né lui né il suo celebre gatto da mettere nel sacco. E il Napoli quel gatto, che ha il miagolio soave dell'inno Champions, ancora non l'ha catturato del tutto, ma è ormai vicinissimo a infilarcelo. Lunedì sera, contro il Bologna, basterà una vittoria perché il dogma trapattoniano sia soddisfatto e, con esso, una parte fondamentale delle filosofie societarie.
Non è un mistero: il Napoli ancora oggi ancora oggi poggia le fondamenta dei suoi progetti sulla partecipazione europea. Anche in un'annata difficile come quella scorsa, la Champions ha garantito un tesoretto di circa 50 milioni di euro; per la prossima, il nuovo formato assicura una base di partenza che supera i 40 milioni. Un budget vitale che, nei piani di De Laurentiis, è destinato a lievitare gradualmente in base ai risultati, fungendo da carburante per le ambizioni del club.
Ma oltre il traguardo economico, si staglia l'ombra del domani. C'è quell'incontro atteso tra Antonio Conte e il Presidente per fare il punto della situazione: capire se esistano ancora i presupposti per andare avanti insieme o se le rispettive visioni, non più collimanti, porteranno a una separazione consensuale. È il bivio tra la continuità di un progetto tecnico forte e il salto nell'ignoto di una nuova ricostruzione.
Conte o non Conte, però, resta un organico da sistemare. La parola d'ordine è "svecchiare". C'è una lista di oltre dieci esuberi da piazzare, nomi che oscillano pericolosamente tra l'essere zavorra o trasformarsi in tesoretto. Se per Cajuste il riscatto dell'Ipswich pare cosa fatta (portando 7 milioni e mezzo) e per Zanoli l'Udinese dovrebbe garantirne altri 6, restano le incognite legate ai vari Lindstrom, Ngonge, Zerbin, Rafa Marin e Folorunsho, fino ad arrivare a Lucca e Lang.
Ottimizzare queste uscite sul mercato significa gettare le basi per la squadra che verrà. Sulla capacità di trasformare questi nomi in risorse concrete passa gran parte del futuro azzurro: perché per tornare grandi non basta mettere il gatto nel sacco, bisogna anche assicurarsi che il sacco sia pieno di certezze e non di rimpianti.