La tregua annunciata da Kiev è durata solo sulla carta. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di aver violato il cessate il fuoco avviato nella notte tra il 5 e il 6 maggio, denunciando nuovi bombardamenti, assalti lungo il fronte e attacchi con droni e missili contro città e comunità ucraine. Secondo le autorità ucraine, nelle ore successive all’entrata in vigore della tregua sono proseguite le operazioni russe, con raid su aree già colpite nei giorni precedenti, tra cui Dnipro, Zaporizhzhia e Kramatorsk. Anche Reuters e Associated Press riferiscono che Kiev ha accusato Mosca di non aver rispettato il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dall’Ucraina.

La denuncia di Kiev

Nel messaggio diffuso su Telegram, Zelensky ha parlato di una scelta russa che rappresenta “un evidente rifiuto della tregua e della salvaguardia delle vite umane”. Il presidente ucraino ha riferito di quasi trenta operazioni d’assalto russe dall’inizio della giornata, oltre venti attacchi aerei e più di settanta bombe sganciate tra la notte e la mattinata. Secondo il bilancio comunicato da Kiev, alle 10 del mattino erano già state registrate 1.820 violazioni del cessate il fuoco, tra bombardamenti, tentativi di avanzata, attacchi aerei e uso di droni.

La notte è stata segnata anche da un nuovo massiccio impiego di velivoli senza pilota. Zelensky ha affermato che le forze di difesa ucraine hanno neutralizzato quasi novanta droni d’attacco, mentre fonti ucraine citate dalla stampa internazionale parlano di oltre cento droni e di missili lanciati dalla Russia nelle ore successive alla proposta di tregua.

La guerra delle tregue

La tensione nasce attorno alla proposta russa di sospendere le ostilità in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Vittoria a Mosca, previste tra l’8 e il 9 maggio. Zelensky ha risposto anticipando il cessate il fuoco alla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio e dichiarando che l’Ucraina avrebbe agito “in modo speculare”, cioè calibrando la propria risposta sulla condotta russa. Per Kiev, la tregua legata alla parata moscovita non può essere ridotta a una pausa propagandistica mentre continuano gli attacchi contro i civili.

Il presidente ucraino ha insistito su un punto politico: una guerra su vasta scala e le uccisioni quotidiane non possono convivere con celebrazioni pubbliche presentate come normali. Nelle stesse ore, la stampa internazionale ha riportato il bilancio dei raid russi precedenti alla tregua, con vittime a Zaporizhzhia, Kramatorsk, Dnipro, Kharkiv e in altre aree del Paese.

La risposta resta aperta

Zelensky ha annunciato che le prossime mosse ucraine saranno decise sulla base dei rapporti serali dell’esercito e dell’intelligence. È il passaggio che lascia aperta la possibilità di una risposta militare, ma anche di una nuova iniziativa diplomatica se Mosca dovesse mostrare disponibilità a fermare realmente le ostilità.

Per ora, però, la distanza resta totale. Kiev sostiene di aver messo sul tavolo una proposta seria per passare alla diplomazia. Mosca, secondo la lettura ucraina, avrebbe risposto continuando a colpire. La tregua diventa così l’ennesimo terreno di scontro politico e militare: non una pausa nella guerra, ma una prova sulla volontà reale delle parti di fermare il conflitto.