Nota ufficiale da parte dei docenti firmatari dell'Istituto Tecnico Economico Luigi Amabile di Avellino che "esprimono una forte e motivata contrarietà al DL 45/2025, convertito nella Legge 79/2025, che interviene in modo profondo sull’organizzazione degli istituti tecnici": si legge nel comunicato.
Il comunicato dei docenti firmatari dell'ITE Luigi Amabile
"Il provvedimento presenta criticità significative sia nel metodo che nei contenuti. In primo luogo, si evidenzia il progressivo ridimensionamento della formazione generale, con una riduzione delle ore nelle discipline di base che rischia di indebolire la preparazione culturale degli studenti, proprio mentre il mondo del lavoro richiede competenze sempre più complesse e trasversali. Parallelamente, si osserva uno sbilanciamento verso una formazione anticipatamente orientata all’inserimento lavorativo, che rischia di comprimere le possibilità di accesso consapevole all’università e ai percorsi di alta formazione".
"Ulteriori perplessità riguardano l’ampia autonomia curricolare affidata alle scuole, che, in assenza di un quadro nazionale chiaro e condiviso, potrebbe generare forti disuguaglianze territoriali e compromettere l’uniformità del sistema scolastico. A ciò si aggiungono tempi di attuazione giudicati eccessivamente compressi, con organici non definiti, programmazione incerta e iscrizioni già effettuate senza informazioni complete, creando disorientamento diffuso tra docenti, studenti e famiglie. Nel merito, vengono segnalati i seguenti elementi critici: 132 ore in meno nell’area di istruzione generale, riduzione delle ore di italiano, eliminazione delle scienze integrate, presenza marginale della geografia, limitata al primo anno, sottrazione di oltre 500 ore alle discipline di base e di indirizzo a favore di quote flessibili.
Tali scelte comportano un ridimensionamento sostanziale dell’impianto formativo, con ricadute anche sul piano occupazionale. La riforma appare inoltre orientata a trasformare gli istituti tecnici in percorsi funzionali a un ingresso rapido nel mondo del lavoro, trascurando la centralità di una formazione culturale solida. Una direzione che non risponde alle esigenze reali delle professioni contemporanee, sempre più legate a capacità critiche, analitiche e di adattamento. Tra gli aspetti più contestati si evidenziano: l’introduzione anticipata dei percorsi scuola-lavoro già dal secondo anno, la penalizzazione di discipline fondamentali come lingue straniere e geografia nel settore economico, il taglio delle scienze sperimentali e delle discipline tecnico-grafiche nel settore tecnologico, la riduzione delle materie tecniche, in apparente contraddizione con la valorizzazione delle competenze STEM.
Particolare preoccupazione suscita inoltre l’impatto della riforma già dal 2026/2027, con il rischio di un’offerta formativa disomogenea tra scuole e territori, compromettendo l’equità del sistema nazionale. A questo si aggiungono le criticità legate alla riforma 4+2 degli istituti tecnici. Dal 2026/27 il percorso tecnico subisce la riduzione di un anno di scuola, con un taglio delle ore di italiano e geografia economica e un incremento dell’alternanza scuola-lavoro. Per ottenere un titolo realmente spendibile, lo studente sarà chiamato a proseguire con ulteriori due anni di formazione presso gli ITS, percorsi non gratuiti e con costi variabili in base al reddito familiare e ai fondi disponibili.
Gli ITS, strutturati come fondazioni con forte presenza delle imprese nei propri organi decisionali, rischiano di trasferire il peso economico della formazione sulle famiglie, mentre le aziende definiscono direttamente competenze e indirizzi formativi. Ne deriverebbe un sistema selettivo basato sulle condizioni economiche, con una netta disuguaglianza tra studenti: chi può sostenere i costi prosegue, chi non ne ha la possibilità si ferma a un titolo tecnico ridimensionato. Ulteriori criticità riguardano la qualità della didattica, affidata in parte a personale aziendale privo di formazione pedagogica, e la riduzione delle discipline culturali fondamentali, con una progressiva perdita della componente critica e formativa della scuola.
Per queste ragioni, i sottoscrittori del presente comunicato chiedono con forza al Ministro dell’Istruzione e del Merito il ritiro immediato del provvedimento e l’apertura di un confronto reale con la scuola. Una riforma calata dall’alto, priva di condivisione e attuata senza le necessarie condizioni organizzative non può essere accettata. In assenza di risposte concrete, si riservano di attivare tutte le forme di mobilitazione necessarie per difendere la scuola pubblica, la qualità dell’insegnamento e il diritto degli studenti a una formazione completa e realmente accessibile".