Un volto coperto di vernice rossa, un "matrimonio" celebrato dall'intelligenza artificiale tra istruzione e industria bellica e il grido di studenti e lavoratori. A Napoli la contestazione contro le politiche del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e del Ministro della Difesa, Guido Crosetto. La mobilitazione, che ha visto convergere sigle sindacali (CGIL, Usb, Cobas, Fisi) e collettivi studenteschi, ha messo sotto accusa due pilastri dell'agenda governativa: la riforma degli istituti tecnici e il crescente legame tra il sistema formativo e il comparto militare.
Il "Matrimonio della Discordia": l'uso dell'IA nella protesta
In Piazza Dante, su un’edicola dismessa trasformata in bacheca sociale, è apparso un manifesto destinato a far discutere. Un’immagine generata tramite Intelligenza Artificiale ritrae i ministri Valditara e Crosetto all'altare, con la ministra Bernini nelle vesti di officiante. Lo slogan è lapidario: "La scuola sposa la guerra. Sarà per sempre sì" citando la canzone di Sal Da Vinci vincitrice di Sanremo. L'iniziativa, promossa dagli Studenti Autorganizzati Campani, denuncia lo spostamento di risorse pubbliche dai servizi essenziali e dalla formazione verso l'industria delle armi, nel quadro di una spesa militare che punta al 2% del PIL come richiesto dai parametri NATO. Il dossier dei manifestanti punta il dito contro quella che definiscono la "normalizzazione della guerra". Sotto accusa i protocolli che permettono i PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) presso basi militari, visite didattiche a caserme e fiere delle armi, e formazioni condotte direttamente dai corpi dell'esercito.
La Riforma dei Tecnici: "Scuole di serie B per manovalanza precaria"
Non è solo una questione ideologica. Al centro della protesta c'è la sperimentazione "4+2", che prevede il percorso scolastico ridotto a quattro anni più due di specializzazione. Secondo Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, il Governo starebbe scegliendo "la via breve" per abbattere i costi. "Invece di investire nel merito, si inventa la penalizzazione degli istituti tecnici", attacca Ricci. "Si ridisegna il piano formativo non per un'idea generale di lavoro, ma solo in base alle esigenze delle aziende locali. È una riforma basata sui tagli."
I punti critici evidenziati dai sindacati includono la riduzione dell'offerta formativa con l'accorpamento di materie fondamentali come fisica e chimica, il timore della privatizzazione e i rischi di una alternanza scuola-lavoro precoce anticipata ai 15 anni, trasformando, secondo i critici, lo studio in addestramento professionale a basso costo.
La minaccia del boicottaggio
La tensione è destinata a salire. La Rete Nazionale degli Istituti Tecnici ha già annunciato forme di resistenza attiva: dallo sciopero degli scrutini al boicottaggio delle adozioni dei libri di testo. La richiesta è chiara: sospendere l'entrata in vigore della riforma per l'anno scolastico 2026/27 e riaprire un tavolo di confronto che metta al centro la didattica, e non solo il bilancio dello Stato.