Per la prima volta in assoluto, da quando è stata installata di fianco al Cappellone e all'ombra del castello del principe Carlo Gesualdo da Venosa, la fontana in onice locale, risalente al 1688, è stata restaurata.
Così è tornata allo splendore di un tempo. Completata e rifatta nel marzo 1848 (ad opera dell'architetto Federigo Roca, su progetto iniziale dello scultore Fedele Caggiano ) è stata definita 'la più bella del Principato Ultra'. Non a torto. E ad ammirarla oggi, dopo otto mesi di intenso lavoro manuale per ripulirla lucidarla e far risplendere nuovamente l'alabastro cotognino, ossia l'onice gesualdino, usato pure da Luigi Vanvitelli nella Reggia di Caserta, la fontana di piazza Umberto I, nel quadrilatero monumentale di uno dei borghi più belli d'Italia, è effettivamente un autentico capolavoro d'arte, incastonato in uno degli angoli più suggestivi di Gesualdo.
La fontana, definita non a caso monumentale, rappresenta un pregevole esempio di arte ottocentesca, caratterizzata dall'impiego di alabastro cotognino ( tipico del posto ) e breccia irpina. Il restauro, fortemente voluto dall'amministrazione in carica diretta dal sindaco Domenico Forgione, col supporto particolare della Provincia ( grazie all'ex consigliere Franco Di Cecilia ), della Soprintendenza di Avellino, del consigliere comunale Alfonso Pugliese, è stato apprezzato dall'intera comunità che si è ritrovata attorno alla storica fontana in occasione della inaugurazione e benedizione a opera di padre Enzo Gaudio.
L'opera si compone di tre vasche, la più grande alla base e due pezzi assemblati: quella intermedia reca quattro mascheroni con sembianze leonine, e una vasca sommitale a forma di conchiglia. La fontana è costituita principalmente in onice di provenienza locale, e quindi unica nel suo genere. Fu proprio lo scultore Caggiano a riaprire, all'epoca le antiche cave gesualdine per estrarre questo materiale pregiato.
Il basamento, invece, è in pietra calcarea, la breccia irpina, detta anche favaccia, e da breccia rosa, sempre di provenienza locale, che conferisce all'opera quel colore particolare che ne esalta oltremodo la bellezza.
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte le massime autorità locali, gli alunni dell'IC Pascoli, i sindaci del circondario, l'ex ds Franco Di Cecilia, le ds Lucia Ranieri e Maria Ullucci, i docenti Carmine De Cicco (geologo ), Sabatino Ciarcia, professore di Geologia all'Unisannio, Lorenzo Benedetto, presidente Ordine Geologi della Campania. Al termine gli studenti dell'IC hanno intonato l'inno di Mameli e quello alla gioia di Beethoven in occasione della festa dell'Europa.