Nel nuovo capitolo dell’inchiesta sul delitto di Garlasco c’è un dettaglio materiale, quasi minimo, che per gli investigatori assume un peso preciso: un foglio a quadretti, scritto a mano su entrambi i lati, recuperato dentro un sacco della spazzatura. Non un sacco qualsiasi, secondo la ricostruzione della procura, ma quello che Andrea Sempio avrebbe gettato lontano dalla propria abitazione poco dopo essere stato contattato dai carabinieri.

È il 26 febbraio 2025. Nel pomeriggio, alle 15.33, i carabinieri di Voghera chiamano Sempio e lo invitano in caserma per una notifica. L’indagato non conosce ancora formalmente il contenuto dell’atto, che ritirerà soltanto il giorno successivo. Ma, secondo gli inquirenti, comprende subito che la vicenda riguarda ancora il delitto di Chiara Poggi, la ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli.

La telefonata e i movimenti successivi

Nella sua Fiat Panda, già sotto controllo insieme al telefono, Sempio si lascia andare a frasi pronunciate da solo. Parole di allarme, di irritazione, di timore per ciò che i carabinieri potrebbero avere trovato. È in quel momento che, per la procura, comincia una sequenza di comportamenti ritenuti ambigui.

Dopo essere rientrato a casa, l’uomo esce di nuovo. Prima raggiunge alcuni bidoni dell’indifferenziata, poi si dirige verso il centro commerciale, il luogo di lavoro dal quale era partito poco prima. Si ferma nei pressi dell’isola ecologica e quindi torna verso casa. Alle sue spalle, però, ci sono i carabinieri della Omicidi di Milano, che seguono i movimenti e recuperano il sacco gettato dall’indagato. A renderlo sospetto, secondo gli atti, è proprio il fatto che sia stato abbandonato lontano dall’abitazione.

Il foglio a quadretti

Dentro quel sacco viene trovato il foglio manoscritto. Su un lato ci sarebbero appunti sulle modalità di approccio con le donne. Sull’altro, pur con alcune parole di difficile lettura, comparirebbero annotazioni che la procura collega al giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. È questo il punto più delicato: per gli inquirenti non si tratterebbe di semplici frasi sparse, ma di un materiale compatibile con una riflessione sui fatti avvenuti nella casa dei Poggi.

La difesa di Sempio respinge l’impianto accusatorio e avrà modo di contestare il valore di quel documento nelle sedi previste. L’indagato resta presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Ma nella lettura della procura il foglio non è un reperto isolato: entra in una trama più ampia fatta di appunti, conversazioni intercettate, ricerche digitali e ricostruzioni dei rapporti con la famiglia Poggi.

Le frasi nella Panda

Accanto al foglio, gli investigatori attribuiscono rilievo anche ai soliloqui registrati nell’auto di Sempio. In uno di questi passaggi l’uomo parla di Chiara, delle telefonate precedenti al delitto e dei video intimi che riguardavano la ragazza e Alberto Stasi. Per l’accusa sono parole significative, perché mostrerebbero una conoscenza e un coinvolgimento emotivo non compatibili con la versione sempre offerta dall’indagato.

La difesa propone una lettura diversa: quelle frasi sarebbero state pronunciate mentre Sempio ascoltava o commentava contenuti mediatici dedicati al caso. Una spiegazione che punta a ridimensionare il valore delle intercettazioni e a sottrarle alla cornice accusatoria costruita dai pm Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e dall’aggiunto Stefano Civardi.

Un’indagine che rilegge il passato

Il nuovo fascicolo cerca di rimettere in fila elementi rimasti ai margini o emersi solo negli anni successivi: frequentazioni, accessi alla casa, abitudini, oggetti, parole dette e non dette. L’omicidio di Chiara Poggi ha già una verità giudiziaria definitiva, con la condanna di Alberto Stasi, ma la nuova indagine su Andrea Sempio apre una linea parallela che punta a verificare se quella verità sia completa.

Il foglio gettato nei rifiuti diventa così uno dei simboli della nuova fase: un reperto povero, fragile, apparentemente ordinario, che la procura considera invece una traccia capace di raccontare qualcosa sul rapporto tra l’indagato e il delitto. Sarà il confronto tra accusa e difesa a stabilire se quel documento abbia davvero valore probatorio o se resti soltanto un frammento ambiguo dentro una vicenda giudiziaria che da quasi vent’anni continua a produrre domande.