Il piede diabetico è una patologia con tre componenti.
LA NEUROPATIA DIABETICA: si tratta della componente la più frequente, all’origine di una diminuita sensibilità, e poi di un’anestesia completa, causata da un’alterazione delle fibre nervose le più lunghe e le più fragili, responsabili della sensibilità. Per il fatto dell’assenza di dolore in caso di una lesione minima, di un appoggio prolungato, o di un trauma, il problema può evolvere verso una piaga cronica severa, un disturbo trofico, o il male perforante plantare classico.
LA PATOLOGIA VASCOLARE: la malattia vascolare costituisce la forma la più severa del piede diabetico, dato che è la conseguenza di un’alterazione della parete arteriosa. I fattori di rischio cardiovascolare (fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa, dislipidemia) sono al primo piano della prognosi dei diabetici. In ogni paziente che presenta una piaga, la valutazione dei vasi è fondamentale, riposando talvolta sulla semplice clinica, dato che una buona percezione manuale dei polsi periferici è facile e rassicurante. Comunque la prescrizione di un doppler è preferibile al fine di precisare la diagnosi. La misura della TcPO2 è egualmente molto utile per apprezzare il grado di ossigenazione del piede e dunque la qualità della vascolarizzazione.
L’INFEZIONE DEL PIEDE: l’infezione costituisce la terza componente del piede diabetico. Essa può presentarsi durante tutti gli stadi, talvolta in modo precoce il che può rivelare un diabete fino ad allora non conosciuto, o complicare un diabete già in atto e già più o meno complicato. Le infezioni del piede dei diabetici sono particolarmente frequenti. L’approccio e la cura iniziali sono essenziali al fine di evitare ogni gesto inappropriato ed ogni intervento chirurgico irreversibile come si vede ancora troppo spesso.
Un caso clinico esemplare
Paziente di 42 anni con infezione dell’alluce destro, conseguenza di un trauma di 15 giorni prima. Presente dolore, edema e pus. La TAC evidenzia versamento sottocutaneo e intra-articolare, con interessamento delle ossa del primo e del secondo dito, e presenza di bolle di aria. Gli esami biologici rivelano importanti segni di infezione, e un diabete scompensato (glicemia 3 g/L e aumento dell’emoglobina glicosilata), fino ad allora non conosciuto. Di fronte all’indicazione di un’imputazione chirurgica dell’alluce si è preferito il tentativo di un trattamento medicale intensivo, con riposo e scarico, nella speranza di evitare la menomazione conseguente all’intervento.