Un cittadino americano rimpatriato dalla nave da crociera MV Hondius, colpita da un focolaio di hantavirus, è risultato debolmente positivo al virus Andes dopo un test Pcr. Lo ha comunicato il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti, precisando che un secondo passeggero presenta sintomi lievi ma non è stato ancora confermato come caso positivo. I due viaggiano in unità di biocontenimento verso gli Stati Uniti, dove saranno sottoposti a nuove valutazioni mediche in Nebraska.

Il rientro negli Stati Uniti

I 17 cittadini americani si trovavano a bordo della MV Hondius, nave della compagnia Oceanwide Expeditions, interessata da un focolaio di virus Andes durante una crociera nell’Atlantico. Secondo le autorità sanitarie statunitensi, i passeggeri sono stati trasferiti con un volo medico governativo e destinati a strutture specializzate, tra cui il centro di quarantena nazionale collegato all’University of Nebraska Medical Center a Omaha.

Il caso positivo non cambia, per ora, la valutazione generale del rischio. Le autorità americane parlano di una situazione sotto controllo, pur mantenendo alta la sorveglianza sanitaria. Il Cdc ha diffuso un avviso ai medici per riconoscere eventuali sintomi nei viaggiatori esposti e per gestire i contatti legati alla nave.

Il focolaio sulla nave

L’Organizzazione mondiale della sanità era stata informata il 2 maggio di un cluster di gravi infezioni respiratorie acute tra passeggeri ed equipaggio. Il sequenziamento ha confermato che il virus coinvolto è l’Andes, una forma di hantavirus rara ma particolarmente pericolosa. Al momento risultano otto persone colpite, sei casi confermati e due probabili, con tre decessi registrati.

La nave è diventata il centro di un’operazione internazionale di evacuazione e monitoraggio. Diversi Paesi, tra cui Spagna, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Canada, Australia e Turchia, hanno avviato il rimpatrio dei propri cittadini o procedure di isolamento e controllo sanitario.

Il rischio di contagio

Gli hantavirus si trasmettono di norma attraverso il contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti, spesso per inalazione di particelle contaminate. Il virus Andes è considerato un’eccezione perché può, in casi rari, trasmettersi anche tra persone. Per questo le autorità sanitarie stanno ricostruendo i contatti dei passeggeri e dell’equipaggio, senza però parlare di rischio pandemico.

La fase più delicata resta quella dell’osservazione. Il lungo periodo di incubazione impone controlli prolungati, con monitoraggio attivo dei possibili esposti. Secondo le indicazioni internazionali, chi ha avuto contatti significativi con casi confermati o probabili deve essere seguito per diverse settimane, in modo da intercettare precocemente febbre, dolori muscolari, disturbi respiratori o gastrointestinali.

La cautela delle autorità

Per Washington, il rientro dei 17 americani è una procedura sanitaria mirata, non una misura generalizzata di emergenza. Le persone considerate a basso rischio potranno proseguire il monitoraggio in coordinamento con le autorità locali, mentre i casi sintomatici resteranno sotto osservazione in strutture specializzate.

La notizia conferma la complessità del focolaio a bordo della MV Hondius, ma anche la rapidità della risposta internazionale. La priorità, ora, è verificare se il test debolmente positivo evolverà in una malattia conclamata e impedire che eventuali contatti sfuggano alla sorveglianza sanitaria.