«Totalmente inaccettabile». Con un messaggio pubblicato sui social, il presidente americano Donald Trump ha respinto la risposta inviata dall’Iran alla proposta di accordo avanzata dagli Stati Uniti, riaccendendo i timori di una nuova escalation militare in Medio Oriente.
La giornata si era già aperta con toni durissimi. Trump aveva infatti minacciato apertamente di «andare a prendere» l’uranio arricchito ancora custodito dalla Repubblica islamica, sostenendo che Washington mantiene il controllo sui movimenti attorno ai siti nucleari iraniani.
La proposta iraniana
La risposta di Teheran, consegnata ai mediatori del Pakistan, prevedeva un percorso graduale verso la fine del conflitto regionale. Tra i punti indicati figuravano la riapertura progressiva dello stretto di Hormuz, la cessazione delle ostilità anche in Libano e la rimozione completa delle sanzioni economiche.
Sul dossier nucleare, l’Iran proponeva un negoziato di trenta giorni con l’impegno a diluire parte dell’uranio già arricchito e trasferirne una quota all’estero. Restava però escluso lo smantellamento del programma atomico.
Teheran chiedeva inoltre che Russia e Cina assumessero il ruolo di garanti dell’intesa.
La minaccia di Trump
Il presidente americano ha ribadito che gli Stati Uniti non intendono permettere all’Iran di acquisire capacità nucleari militari. Trump ha parlato apertamente degli oltre 400 chili di uranio arricchito che, secondo Washington, sarebbero ancora custoditi nei sotterranei del sito di Isfahan.
«Se qualcuno si avvicina, possiamo identificarlo immediatamente», ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero colpire nuovi obiettivi iraniani nelle prossime settimane.
Secondo Trump, il 70% degli obiettivi militari individuati sarebbe già stato neutralizzato, ma resterebbero altri bersagli considerati strategici.
Netanyahu allineato alla Casa Bianca
Piena convergenza con la posizione americana è arrivata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha definito incompleta la guerra finché l’uranio arricchito non verrà rimosso dall’Iran e i siti nucleari smantellati.
In un’intervista alla televisione americana CBS, Netanyahu ha sostenuto che l’unico modo efficace sia «entrare e portarlo via», lasciando intendere che Trump condividerebbe questa linea.
Il leader israeliano ha inoltre insistito sulla necessità di fermare il programma missilistico iraniano e le attività dei gruppi armati sostenuti da Teheran nella regione.
Timori sull’escalation
Negli Stati Uniti cresce intanto il dibattito interno sulle conseguenze militari ed economiche della crisi. Il senatore democratico Mark Kelly ha espresso preoccupazione per il livello delle munizioni già impiegate dall’esercito americano, definendo «scioccante» la situazione degli arsenali.
La Casa Bianca starebbe valutando anche misure economiche straordinarie, tra cui una sospensione temporanea delle accise sulla benzina, per contenere gli effetti della crisi energetica sui consumatori americani.
In serata era prevista una nuova telefonata tra Trump e Netanyahu per discutere i prossimi passi diplomatici e militari.