Ritorno al mio vecchio amore - il “selvaggio web” - per raccontarvi due storie di (quasi) giovani e una di un “diversamente giovane”. La prima viene dal Giappone - quello rigoroso e tradizionalista - dove una ragazzina, allora 24enne e oggi 32enne, ha portato avanti la sua passione per l’alta pasticceria, associando ingredienti e soluzioni gastronomiche della sua terra d’origine alla ricerca e al fascino francese, tanto da diventare, in soli otto anni, una delle chef più famose al mondo.
Il suo nome è Natsuko, che in giapponese vuol dire “ragazza d’estate”, e si è raccontata in un’intervista rilasciata a un portale spagnolo e ripresa con leggerezza e garbo da “gourmet.com”. Il suo ristorante, sorto “nel cuore pulsante di Shibuya, dove le luci al neon di Tokyo disegnano geometrie frenetiche”, lo ha chiamato Été, che in francese significa (ancora) estate. Insomma, la luce, l’allegria e la spensieratezza della stagione del grano maturo hanno baciato la vita di questa ragazza, ma non casualmente né quale consecutio naturale e logica.
Come ha raccontato lei stessa: “Quando ho aperto Été non avevo alcuna credibilità. Ero giovane e donna. Non sono riuscita a ottenere un prestito. Per aprire il ristorante, nessuno voleva lavorare per me”. Poi l’invenzione: una crostata al mango - diventata in breve tempo famosa in tutto il Giappone e, poco dopo, diffusasi oltre i confini di quel meraviglioso Paese orientale - che le ha aperto le porte che contano, permettendole di studiare e crescere. Infine, l’idea di unire le sue “creazioni” alle tradizioni francesi, facendone vere e proprie opere d’arte.
“Vorrei essere d’ispirazione, soprattutto perché ci sono pochissime chef donne proprietarie di ristoranti” - così ha affermato nella sua intervista. E ci riuscirà, la piccola/grande chef del Sol Levante! Da una giovane donna orientale a un uomo non più giovanissimo, ma questa volta italiano, per la precisione salernitano: il 51enne Nicola Memoli, che seguendo la sua passione per i formaggi ha creato un’azienda - la Kosanna di Sala Consilina - diventata un riferimento internazionale nel mondo dell’affinazione casearia.
“Era il 2017 quando l’azienda con la quale collaboravo ufficializzò il mio licenziamento per necessità economiche” - ha esordito il nostro eroe. Questa volta la fonte è il prestigioso portale di cucina Gambero Rosso. “Mi ritrovai improvvisamente senza occupazione e, per giunta, con una famiglia a carico. Era il momento di non scoraggiarsi e rimboccarsi le maniche”.
Da quell’istante - aggiunge il pezzo - le passioni divennero la strada maestra da seguire, come quella per i tartufi, che sarebbe poi diventata indispensabile nel percorso creativo. E quel percorso, all’inizio, fu un viottolo tra i rovi: “Chiesi di fare apprendistato in un caseificio e trovai, con stupore, scetticismo a proposito delle tecniche di affinamento dei formaggi che mi avevano sempre incuriosito”.
Poi la svolta. Qualcuno che crede in lui, gli insegna il mestiere e gli fa da mentore, fino al momento dello sviluppo aziendale strutturato: grotte, celle termiche, ricette segrete come alchimie, aperitivi all’aperto nelle lunghe e belle giornate estive e, infine, l’invenzione del “cheese catering”, che lo ha reso famoso in tutto il Vallo di Diano e molto oltre.
A fare da contraltare a queste due piccole fiabe, l’intervista a Umberto Orsini, che continua a costruire scene teatrali, trame solenni e parole poetiche. Una vita vissuta senza mai tornare indietro, senza mai cedere il passo alla resa e al declino del tempo. Ogni santo giorno trascorso a leggere, scrivere e provare - per Orsini - è una creazione, alla quale non ha alcuna intenzione di rinunciare. Due riscatti e una conferma, insomma, congiunti - come dita di una mano - dalla stessa tenacia, a sua volta figlia di un amore per ciò che si è e che si è “obbligati”, sempre e comunque, a ribadire. Ne prendano esempio giovani e meno giovani: ciò che ci rende davvero umani (e felici) è la voglia di realizzarci, rinnovarci e - sempre e comunque - vivere.