In 25 pagine ripercorre le fasi salienti dell'inchiesta che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Salerno, dimostrerebbero il coinvolgimento del colonnello Fabio Cagnazzo nell'omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Una ricostruzione su cui fa leva il ricorso depositato in Corte d'appello dalla pm Elena Guarino e dal procuratore Raffaele Cantone contro il proscioglimento dell'ufficiale decretato lo scorso 27 marzo dal gup Giovanni Rossi. Una sentenza che secondo il pubblico ministero della Dda "appare ampiamente censurabile in quanto preclude a questo ufficio la possibilità di ottenere una verifica dibattimentale delle fonti di prova acquisite, ignorando e non valutando una serie di elementi investigativi conseguiti nel corso delle indagini".
Nel ricorso si fa riferimento alle 1036 pagine di informativa del Ros, alle 434 pagine della richiesta per l'applicazione di misure cautelari e alle 409 pagine dell'ordinanza cautelare emessa dal gup. Dati numerici che per la Procura di Salerno vanno evidenziati in quanto "la ricostruzione delle fonti investigative viene liquidata in poco più di 5 pagine" e sarebbero stati omessi "elementi indiziari certi che compravano e sono idonei a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il coinvolgimento dell'Ufficiale dell'Arma nell'omicidio del sindaco Vassallo".
Per la stessa Procura il colonnello Cagnazzo si sarebbe adoperato per depistare le indagini. "Gli elementi investigativi, atti a fa ritenere che vi sia stata una previa intesa con gli autori materiali e/o organizzatori, vengono desunti da una serie di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, di cui tuttavia non vi è traccia nella sentenza impugnata che, pertanto, non sono stati né richiamati né in nessun modo valutati", si legge nel ricorso. "La valorizzazione di questi elementi - ed in particolare il lasso di tempo intercorrente tra l'omicidio del sindaco e inizio dell'azione di inquinamento delle indagini - non può che far ritenere che vi sia stato un previo accordo".
I dettagli del ricorso
Strane telefonate e testimonianze ignorate, depistaggi, puntualizzazioni circa la sua presenza a una cena il giorno dell'omicidio: sono diversi i punti sui quali si basa l'istanza con la quale Procura di Salerno ha chiesto alla Corte d'appello di disporre il rinvio a giudizio per il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, coinvolto nelle indagini sull'omicidio del sindaco-pescatore di Pollica Angelo Vassallo, assassinato ad Acciaroli, il 5 settembre 2010. Lo scorso 27 marzo il gup di Salerno si è pronunciato in favore del non luogo a procedere nei confronti del colonnello Cagnazzo, a cui è stato contestato il concorso nell'omicidio di Vassallo e anche di avere fatto parte di un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. A parere della pm antimafia Elena Guarino, il gup non avrebbe tenuto conto, per il suo giudizio, delle dichiarazioni dell'ex moglie del brigadiere Lazzaro Cioffi (rinviato a giudizio con l'imprenditore Giuseppe Cipriano) e neppure sarebbero state tenute in considerazione alcune dichiarazioni dell'ex compagna del collaborante di giustizia Romolo Ridosso, in particolare quelle in cui le avrebbe riferito di temere per se dopo avere preso parte a un sopralluogo propedeutico all'omicidio, facendo riferimento a Cioffi e al "maggiore", corrispondente all'epoca dei fatti al grado ricoperto dall'attuale colonnello.
Poi c'è un altro particolare, secondo gli inquirenti, che meriterebbe una valutazione più attenta: le insistenze di Cagnazzo nel ricordare a un gruppo di commensali che era stato a cena con loro il giorno in cui venne assassinato Vassallo: "Cagnazzo sparisce - si legge nell'appello del pm - dal centro di Acciaroli dove si trovano tutti i componenti della comitiva che si sarebbero riuniti a ristorante..." e "tale buco temporale, circa la ricostruzione dei movimenti di Cagnazzo, appare estremamente inquietante tenuto conto che la prossimità con l'orario dell'omicidio appare compatibile in astratto sia con una presenza diretta di Cagnazzo nella fase esecutiva, sia con un sopralluogo immediato sui luoghi del delitto al fine di verificare e controllare quanto appena accaduto".
Secondo la Procura non sarebbero state neppure analizzate alcune dichiarazioni rese da un agente immobiliare a cui il sindaco-pescatore avrebbe confidato i nomi di coloro che, a suo parere, facevano parte di un traffico di droga che passava per Pollica, una lista di cui faceva parte anche Cagnazzo. Poi c'è l'immediata convinzione da parte del colonnello, circa il coinvolgimento nell'omicidio del "brasiliano" - Bruno Humberto Damiani - che già il giorno dopo l'assassinio il colonnello indicava come l'unico autore. Le indagini sul brasiliano sono state archiviate due volte e oggi è considerato parte lesa.