La presidente del Consiglio Giorgia Meloni accelera sulla riforma della legge elettorale e fissa una tabella di marcia precisa: approvazione alla Camera entro l’estate e via libera definitivo al Senato entro la fine dell’anno. È questo il messaggio uscito dal vertice serale convocato a Palazzo Chigi con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, insieme ai rappresentanti dei partiti della maggioranza e ai tecnici che hanno lavorato al testo.

La linea della premier è netta: evitare “inciuci” e impedire scenari di stallo dopo le prossime elezioni politiche. Per questo Meloni chiede agli alleati di aprire subito un confronto con tutte le opposizioni, così da verificare se esista davvero la volontà di discutere una riforma condivisa oppure se il dialogo sia soltanto tattico. Il messaggio politico è doppio: mostrare disponibilità istituzionale e, allo stesso tempo, prepararsi ad andare avanti anche senza accordi.

Il nodo delle preferenze

Durante la riunione è emerso soprattutto il tema delle preferenze. Meloni insiste sulla necessità di rafforzare il rapporto tra eletti ed elettori, introducendo un meccanismo che renda più diretta la rappresentanza parlamentare. L’ipotesi sostenuta da Fratelli d’Italia guarda a un modello simile a quello toscano, con candidati indicati dai partiti ma selezionabili dagli elettori attraverso una preferenza.

Su questo punto però la Lega resta fredda. Se Salvini ha mantenuto un profilo prudente durante il vertice, il ministro Roberto Calderoli ha ribadito la contrarietà del partito all’introduzione delle preferenze vere e proprie. Calderoli avrebbe inoltre chiesto modifiche specifiche per la rappresentanza di Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, territori da sempre sensibili negli equilibri elettorali del Carroccio.

Anche Forza Italia chiede correttivi. Tajani ha respinto le voci di uno stop azzurro alla riforma, ma ha proposto di ridurre il premio di maggioranza e di alzare la soglia necessaria per ottenerlo, indicata attorno al 40 per cento. Una posizione che punta a rendere il sistema meno squilibrato e più difendibile davanti alle opposizioni.

Le tensioni dentro la maggioranza

Dietro il confronto tecnico emerge anche una partita politica interna al centrodestra. Dentro Fratelli d’Italia e nella Lega cresce il sospetto che una parte di Forza Italia preferisca un sistema più proporzionale, capace di produrre un Parlamento senza maggioranze nette. Una prospettiva che, secondo alcuni dirigenti della coalizione, potrebbe diventare utile nel 2027 in caso di calo del consenso del centrodestra.

A far discutere è stato soprattutto l’incontro tra la capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi e Calderoli. Craxi, considerata vicina alla famiglia Berlusconi, avrebbe chiesto modifiche profonde al cosiddetto “Stabilicum”, puntando a ridurre il peso del premio di maggioranza e a rafforzare l’impianto proporzionale della legge.

Nel vertice di Palazzo Chigi la premier avrebbe lanciato anche un messaggio interno agli alleati: la riforma non può restare bloccata dai timori elettorali dei singoli partiti. Da qui la volontà di imprimere una forte accelerazione politica già nelle prossime settimane.

Le critiche dei costituzionalisti

Intanto cresce il fronte critico contro la riforma. Oltre cento costituzionalisti hanno firmato un appello contro il nuovo impianto elettorale, accusato di introdurre di fatto un “premierato mascherato”. Tra i firmatari c’è anche l’ex presidente Rai Roberto Zaccaria, secondo cui il sistema rischia di alterare gli equilibri costituzionali attraverso un premio di maggioranza considerato eccessivo.

Secondo i critici, la legge rafforzerebbe troppo il ruolo del capo del governo e ridurrebbe ulteriormente il peso del Parlamento, già compresso dall’uso continuo dei decreti legge e dei voti di fiducia. Nel mirino anche le liste bloccate e le pluricandidature, considerate strumenti che allontanano gli elettori dalla scelta reale dei parlamentari.

Zaccaria propone invece un modello a doppio turno sul modello francese, basato su collegi uninominali e apparentamenti tra primo e secondo turno, ritenuto più efficace per garantire rappresentanza e governabilità insieme.

Una riforma ancora tutta da definire

Nonostante l’accelerazione impressa da Meloni, il percorso della riforma resta pieno di ostacoli. Le opposizioni chiedono un confronto vero e accusano il governo di voler costruire una legge su misura per blindare il potere della coalizione. Nella maggioranza, invece, permangono differenze profonde sul sistema migliore per garantire stabilità senza penalizzare gli equilibri interni.

La premier punta a chiudere rapidamente per arrivare alle prossime elezioni con regole certe e senza il rischio di maggioranze variabili dopo il voto. Ma il confronto politico è appena iniziato e il rischio che il dossier slitti oltre l’estate resta concreto.