La guerra entra nelle retrovie russe. L’Ucraina cambia passo e porta la guerra sempre più in profondità dentro il territorio russo. Raffinerie, terminal petroliferi, depositi, centri logistici e impianti dell’industria militare sono diventati il cuore della nuova strategia di Kiev, che punta a indebolire la macchina bellica di Mosca colpendo rifornimenti, carburante e infrastrutture critiche.

Il caso più evidente è Tuapse, porto russo sul Mar Nero dove si trova una raffineria del gruppo statale Rosneft. Gli attacchi ucraini delle ultime settimane hanno provocato incendi estesi, danni agli impianti e allarme ambientale. Secondo le ricostruzioni disponibili, la città è stata investita da fumo, residui oleosi e timori per la contaminazione dell’aria e del mare.

La fine dei vincoli americani

La novità non è solo militare, ma politica. Con lo stop agli aiuti e il raffreddamento del sostegno americano sotto Donald Trump, Washington ha perso parte della capacità di condizionare le scelte operative ucraine. Negli anni precedenti, gli Stati Uniti avevano imposto limiti all’uso di armi occidentali contro obiettivi in territorio russo. Oggi Kiev si affida sempre di più a droni e missili prodotti in proprio.

Tra i sistemi citati ci sono i missili Flamingo della società ucraina Fire Point, capaci di raggiungere obiettivi a grande distanza con carichi esplosivi molto superiori a quelli di diversi sistemi occidentali forniti in passato. A questi si aggiunge una rete crescente di droni a medio e lungo raggio, usati per colpire depositi, comandi e difese antiaeree.

Mosca arretra, Kiev respira

Gli effetti si vedono anche sul terreno. L’Institute for the Study of War ha stimato che le forze russe abbiano perso il controllo di 116 chilometri quadrati nell’aprile 2026, primo saldo mensile negativo dopo mesi di avanzate lente ma costanti. Nello stesso periodo, il ritmo dell’offensiva russa si sarebbe ridotto in modo sensibile.

Per Volodymyr Zelensky, questa autonomia militare è diventata una leva politica. L’Ucraina mostra di poter resistere anche con meno sostegno americano, mentre intensifica la cooperazione con partner europei come Francia, Regno Unito, Germania, Polonia e Paesi nordici.

Il paradosso di Trump

La strategia di Trump, nata con l’obiettivo dichiarato di spingere verso una trattativa, rischia così di produrre l’effetto opposto: meno controllo americano su Kiev, più libertà d’azione ucraina e un conflitto che si sposta sempre più nelle retrovie russe.

Per Vladimir Putin, il problema è doppio. Da un lato deve contenere la pressione sul fronte. Dall’altro deve difendere impianti petroliferi, industrie e porti che finanziano lo sforzo bellico. La guerra, che il Cremlino aveva cercato di tenere lontana dalla vita quotidiana dei russi, torna così a farsi vedere anche oltre il confine.