"Non c’è tempo da perdere: il disegno di legge del Governo sulla “detenzione domiciliare dei tossicodipendenti e alcoldipendenti” va approvato il più rapidamente possibile, perché - come chiediamo da sempre - si liberino le carceri di più di 20.000 detenuti con problemi di tossicodipendenza o di dipendenza generale, secondo l’ultima rilevazione statistica del dicembre 2025, il 32% del totale, un dato in crescita progressiva".

Così Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato polizia penitenziaria, sottolineando che “i quasi quotidiani sequestri di droga nelle carceri con quantitativi che superano in media alcuni kg al mese testimonia che Il mercato della droga in carcere si è evoluto: tra pastiglie di farmaci tritati o sniffati (l'orudis 200, il contramal, lo stinox, il lentomil - che vengono date per terapia – per citarne alcuni e persino la tachipirina), cerotti alla morfina, francobolli con colla ricavata da stupefacenti, spaccio e consumo hanno subito cambiamenti notevoli che il personale penitenziario non è certo in grado di cogliere e tanto meno contrastare.

Perciò - evidenzia Di Giacomo - di fronte ad una domanda più forte, la criminalità oltre all’uso diffuso di droni si ingegna per far entrare nei modi più “fantasiosi” e non solo in alimenti e abbigliamento sostanze di ogni tipo ben occultate.

Ma non per tutti i detenuti l’"approvvigionamento" di droga è complicato: i boss e quanti dispongono di aiuti all’esterno sono privilegiati e usano le droghe per ricattare i detenuti “poveri Cristi”, in tanti casi utilizzati come manodopera per “affari sporchi” in carcere e persino per atti sessuali. Una situazione che ha superato ogni limite al punto che alcuni istituti per “traffico” superano persino le piazze di spaccio di grandi città.

Per Di Giacomo inoltre la proposta del Ministro Nordio di coinvolgere il mondo delle comunità per ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari, per quanto riguarda i detenuti che devono scontare gli arresti domiciliari ma non hanno un proprio domicilio e in particolare quelli tossicodipendenti, non può avere alcun effetto tenuto conto che sinora i detenuti tossicodipendenti affidati a comunità sono poche centinaia e non possono essere più numerosi.

Il sottosegretario Mantovano parla di una quota di 500 detenuti. Una previsione che rispetto ai numeri più consistenti si commenta da sola. Dunque non basta prendere atto di questa realtà che invece si vorrebbe rimuovere: è necessario un piano straordinario mettendo in campo innanzitutto personale medico e paramedico specializzato".