La replica di Giusi Bartolozzi arriva nel pieno di una vicenda che continua a intrecciare giustizia, politica e rapporti istituzionali. L’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia respinge l’immagine della “zarina” di via Arenula e rivendica di avere agito sempre dentro il perimetro delle proprie responsabilità. «Non esistono zarine nelle amministrazioni pubbliche», afferma, spiegando di essere rimasta al ministero «perché obbligata», in attesa del completamento dell’iter previsto.

Il caso Almasri

Il nodo più delicato resta quello di Osama Njeem Almasri, il generale libico arrestato in Italia su mandato della Corte penale internazionale e poi rimpatriato. Bartolozzi sostiene di avere reso ai magistrati dichiarazioni veritiere, basate sugli elementi disponibili in quel momento, e nega di avere mentito ai pm. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per false dichiarazioni nell’ambito dell’inchiesta, mentre il procedimento è indicato con udienza fissata al 17 settembre.

Il rapporto con Nordio

Secondo l’ex capo di gabinetto, il ministro Carlo Nordio era informato «di tutto» e il rapporto istituzionale sarebbe stato «continuo e trasparente». La sua linea difensiva insiste sul rispetto della catena di comando e sulla complessità della vicenda, che a suo giudizio non può essere letta per frammenti isolati. La stessa Bartolozzi afferma che rinuncerebbe alla prescrizione, ribadendo: «Non ho mentito».

La frase sul “plotone”

Resta anche la polemica per il riferimento alla magistratura come a un “plotone di esecuzione”. Bartolozzi sostiene che quella frase sia stata estrapolata dal contesto e la definisce una riflessione amara sull’esposizione mediatica prima degli accertamenti giudiziari. Non un attacco ai giudici, dice, ma il segno di una vicenda personale e istituzionale diventata terreno di scontro pubblico.