Avellino

Nel pieno della campagna per le Comunali di Avellino, il confronto politico si gioca su due visioni opposte della città. Da una parte il civismo che ha governato negli ultimi anni attorno all’esperienza di Gianluca Festa e dell’attuale sindaca Laura Nargi; dall’altra il tentativo del centrosinistra di ricostruire un “campo largo” capace di unire partiti, associazionismo e movimenti civici attorno alla candidatura di Nello Pizza.

Il clima resta segnato dalle ferite amministrative e politiche dell’ultima consiliatura, tra commissariamento, scontri istituzionali, conti pubblici in difficoltà e una città percepita da molti cittadini come più fragile sul piano dei servizi e della qualità urbana. In questo scenario, la lista Avellino Città Pubblica, espressione della sinistra cittadina, prova a riportare al centro temi come la gestione pubblica dei servizi, il recupero delle periferie e il ruolo dei partiti nella costruzione di una nuova stagione amministrativa.

Ne abbiamo parlato con Amalio Santoro, consigliere comunale uscente di Si Può e tra i protagonisti della coalizione progressista.

Sul civismo “d’accatto”

Avete definito il civismo degli avversari un “civismo d’accatto” e un “salto nel buio”, ma Avellino Città Pubblica nasce anche con esponenti dell’associazionismo e realtà civiche di sinistra. Qual è il confine concreto tra civismo utile e civismo da respingere? È una differenza di metodo, di alleanze o solo di appartenenza politica?

«La differenza tra il civismo occasionale e quello dei valori, ideologicamente ispirato, è nell’interpretare la politica come convenienza e potere oppure come rischio e passione. Le associazioni che si riconoscono nel Campo Largo aiutano i partiti a oltrepassare se stessi, a riconoscerne i limiti, a dare slancio alla coalizione, a raggiungere quei luoghi “dove la politica non è”. In verità bisogna anche sottolineare che il civismo grottesco di Festa e Nargi rappresenta, in realtà, una delle facce della destra, quella più demagogica e antipolitica».

La sfida della città pubblica

Denunciate la privatizzazione di Acs, parcheggi e nettezza urbana, sostenendo che non abbia prodotto benefici per la città. Se vincerete, quali atti amministrativi compirete nei primi cento giorni per verificare, correggere o riportare sotto controllo pubblico questi servizi? E quali costi siete disposti ad assumervi?

«Il Comune di Avellino, negli ultimi anni, ha abdicato alla sua funzione di regia, ha cancellato la “città pubblica”, ha privatizzato servizi essenziali. I costi per i cittadini non sono stati ridotti e la qualità delle prestazioni non è migliorata. Si è inoltre accentuato lo scontro con altri enti e con tutti gli altri comuni. Non sarà facile rimediare agli errori compiuti; dovremo salvare e rilanciare ACS, che ha le potenzialità per recuperare sul piano finanziario e gestionale; riconsiderare il project financing per la manutenzione dei parcheggi, riprendere il confronto con l’ATO Rifiuti per difendere la gestione pubblica provinciale del servizio. Si tratta di decisioni che non determineranno ulteriori spese per l’amministrazione comunale ma daranno benefici al bilancio dell’Ente, dissanguato dalle ultime sciagurate gestioni».

La città delle piccole cose

Parlate di strade, marciapiedi, verde, giostrine abbandonate, prefabbricati pesanti e alloggi popolari. Ma sono problemi noti da anni. Quali interventi avranno priorità assoluta, con quali tempi e con quali risorse già individuate? Come eviterete che “la città delle piccole cose” resti uno slogan da campagna elettorale?

«La miseria oppure la grandezza di un amministratore è nella capacità di coniugare risposte immediate a progetti di lungo periodo. Sarà necessaria una verifica della situazione finanziaria, un po’ migliorata durante la fase commissariale, ma ne conosciamo le difficoltà. Sono disponibili risorse non utilizzate del PNRR, in particolare per i servizi sociali, gli asili, la ristrutturazione dell’edilizia pubblica. Abbiamo sprecato gli ultimi anni, abbiamo dissipato risorse, come quelle chieste in prestito alla Presidenza del Consiglio. La città è ripiegata: anche piccoli interventi di manutenzione ordinaria sarebbero una boccata d’ossigeno».

Le differenze dentro il campo largo

Il campo largo mette insieme Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Mastella-Noi di Centro, riformisti e liste civiche. Voi dite che la discussione è fisiologica, ma i cittadini temono instabilità. Su quali tre scelte amministrative vi impegnate fin da ora a non litigare dopo il voto?

«Sono note le difficoltà del centrosinistra in Irpinia. Abbiamo realizzato in ritardo l’intesa elettorale, individuando in Nello Pizza un punto di equilibrio, una sintesi efficace. L’alleanza si consoliderà “pensando e facendo”, a partire da alcuni obiettivi strategici. Il rilancio del trasporto pubblico, la centralità della cultura, il governo dell’area vasta di circa 100mila abitanti rappresentano alcuni frammenti di un ricco itinerario programmatico condiviso da tutti i protagonisti del campo largo».

Il ritorno della politica

Sostenete di voler “riportare la politica al centro” dopo anni di amministrazioni civiche e commissariamenti. Ma la politica cittadina è stata spesso percepita come parte del problema, non della soluzione. Perché un elettore dovrebbe credere che questa volta i partiti siano una garanzia di governo e non l’anticamera di nuove mediazioni al ribasso?

«La politica ha troppe volte tradito, anche nella nostra provincia, ma resta un elemento decisivo per traguardi di giustizia. Conosciamo la condizione dei partiti, molto spesso ridotti a strumenti servili, ad aggregati mercantili, ma la necessaria critica è per “andare avanti”, per la loro riforma, per offrire, in particolare ai giovani, una ragionevole speranza di futuro. Ad Avellino abbiamo il dovere di fermare la deriva politica e morale degli ultimi anni. La lista Avellino Città Pubblica darà il suo contributo per costruire un centrosinistra di qualità e di cambiamento, per restituire la politica alla simpatia della gente».