La battaglia politica sulle aree interne arriva in Parlamento e rischia di trasformarsi in uno scontro frontale tra opposizioni e Lega. Nel mirino del Partito democratico c’è la riforma dei Comuni montani voluta dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, accusata di penalizzare centinaia di piccoli centri dell’Appennino italiano.

Il Nazareno si prepara infatti a depositare alla Camera una proposta di legge composta da un solo articolo: cancellare la norma che ridefinisce i Comuni montani esclusivamente sulla base di criteri altimetrici e di pendenza. Una scelta che, secondo i dem, rischia di escludere oltre 700 Comuni da incentivi fiscali, fondi contro lo spopolamento e sostegni ai servizi pubblici essenziali, dalla scuola alla sanità.

Per il Pd si tratta di una vera e propria “legge anti-Appennini”.

La protesta dei sindaci

La contestazione non arriva soltanto dal centrosinistra. A guidare la rivolta degli amministratori locali è anche il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, esponente di centrodestra, che parla apertamente di danni ancora difficili da quantificare.

Molti Comuni contestano il rischio di perdere agevolazioni decisive per mantenere insegnanti, medici e servizi essenziali nei territori più fragili. Tra le criticità segnalate figurano anche lo stop alla decontribuzione agricola e la perdita di priorità nei bandi regionali.

La protesta si sta allargando da nord a sud Italia. Sono già 157 i Comuni che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, oltre 40 dei quali in Campania. A sostenere il fronte degli enti locali è anche Asmel, l’associazione che riunisce circa 4.800 Comuni italiani.

Il nodo dei criteri

Al centro dello scontro ci sono i parametri utilizzati dal Governo per classificare i territori montani. La nuova disciplina applica soprattutto criteri geografici legati ad altitudine e pendenza, escludendo invece indicatori economici e sociali che fotografano la reale fragilità delle aree interne.

Il caso simbolo citato dagli amministratori riguarda Ercolano, Comune inserito nell’elenco delle aree montane grazie alla presenza del Vesuvio nel territorio comunale, pur essendo la popolazione concentrata nell’area urbana costiera.

Secondo Francesco Pinto, segretario generale di Asmel, la montagna non può essere definita soltanto da parametri geografici. «La legge definisce la zona montana come una realtà socio-economica, non un mero dato geografico», sostiene, chiedendo l’introduzione di indicatori come l’Indice di Fragilità Comunale elaborato dall’Istat.

La sfida politica a Calderoli

Per il Pd la questione dei Comuni montani si intreccia con l’altra grande partita aperta contro la Lega: quella dell’autonomia differenziata. Nelle prossime settimane il Parlamento dovrà esaminare le intese preliminari già predisposte da Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria.

Le opposizioni sono pronte a dare battaglia anche su questo fronte, puntando sulle tensioni interne alla maggioranza e sulle diverse sensibilità territoriali presenti nel centrodestra.

Intanto il fronte dei Comuni “ex montani” continua a organizzarsi. Un nuovo momento di confronto è previsto il prossimo 29 maggio a Napoli, durante il Forum delle Autonomie promosso da Asmel.

La decisione più attesa resta però quella del Tar del Lazio, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi contro la delibera governativa. Da quel verdetto potrebbe dipendere il futuro di centinaia di piccoli Comuni italiani.