Le ha uccise nello stesso posto, con le stesse identiche modalità, a sole 24 ore di distanza l’una dall’altra. Mario Landolfi, un uomo di 49 anni sposato con figli, disoccupato e consumatore di cocaina, ha confessato il duplice omicidio di Lyuba, cittadina ucraina di 49 anni, e Sara, italiana di 29 anni. Entrambe le vittime sono state scaraventate nel vuoto dal secondo piano di uno scheletro di cemento in viale Italia a Pollena Trocchia. L'uomo si trova ora nel carcere di Napoli Poggioreale con l'accusa di duplice omicidio aggravato dai futili motivi.
Lo scheletro del 1992: la scena del crimine
Il teatro dell'orrore è un palazzo in costruzione abbandonato addirittura dal 1992. Concepito originariamente per l’edilizia popolare e rimasto incompiuto a causa di un infinito groviglio di contenziosi giudiziari, lo stabile si è trasformato nella trappola mortale delle due donne. I loro corpi senza vita sono stati rinvenuti all'alba di ieri nel vano garage del seminterrato.
La svolta grazie al coraggio dei testimoni
Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla PM Martina Salvati, dal Procuratore Marco Del Gaudio e dall'aggiunto Giuseppe Cimmarotta, hanno subito un’accelerazione decisiva grazie al senso civico di due coppie di giovani.
I ragazzi hanno notato l’Opel di Landolfi parcheggiata davanti alla palazzina incompiuta. L'uomo è stato visto entrare nella struttura insieme a una donna che teneva "lo sguardo rivolto verso il basso". Circa venti minuti dopo, il quarantanovenne è uscito da solo, visibilmente affannato, lasciando una borsetta da donna vicino all'auto. Insospettiti, i giovani hanno allertato il 112 e fotografato la targa del veicolo, permettendo ai militari di rintracciare il sospettato in pochissimo tempo.
Nell'abitazione dell'indagato, i Carabinieri hanno sequestrato una maglietta ancora sporca di sangue. Portato in caserma, Landolfi è crollato in lacrime davanti agli investigatori: «Aiutatemi, mettetemi agli arresti domiciliari».
La confessione e la dinamica dei delitti
L’interrogatorio, condotto alla presenza dell'avvocato difensore Aldo Maione, è durato ore. Inizialmente Landolfi ha ammesso solo il secondo omicidio, ma intorno alle 7 del mattino ha confessato l'intera dinamica. In entrambi i casi, all’origine del delitto ci sarebbe una lite legata al prezzo della prestazione sessuale.
Il primo omicidio: sabato sera
La prima vittima è stata Lyuba, 49 anni, agganciata nel quartiere Gianturco a Napoli. Secondo la versione del reo confesso, la donna si sarebbe arrabbiata scoprendo di essere stata portata nella palazzina abbandonata e non in un hotel, nonostante i patti (80 euro per la prestazione più 35 per l'albergo). Ne sarebbe nata una discussione: «Ha tentato di spingermi, allora io l’ho spinta», ha dichiarato Landolfi, facendola precipitare nella tromba delle scale.
Il secondo omicidio: domenica sera
A sole 24 ore di distanza, Landolfi è tornato nello stesso perimetro di Gianturco e ha fatto salire in auto la ventinovenne Sara, conducendola nel medesimo stabile dove giaceva ormai da un giorno il cadavere della prima donna. Questa volta la lite sarebbe scoppiata perché la giovane avrebbe chiesto 150 euro invece dei 100 pattuiti. «C’è stata una colluttazione vicino alla tromba delle scale», ha ricordato l'uomo, descrivendo i tentativi di difesa di Sara prima del volo dal secondo piano. Dopo il delitto, il quarantanovenne è tornato a casa, dove i familiari lo hanno descritto come "particolarmente agitato".
Sindrome da serial killer o tragica replica?
Mentre la difesa, per bocca dell'avvocato Maione, punta ad approfondire lo stato psicofisico dell'assistito sottolineando la sua collaborazione, gli inquirenti della Procura di Nola si mantengono estremamente prudenti sulla definizione di "serial killer". L'ipotesi al momento più accreditata è che l'uomo, sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e in preda a un forte stress, possa essere stato spinto a replicare inconsciamente l'identico schema criminale della sera precedente. Nei prossimi giorni l'autopsia sulle salme fornirà i riscontri medico-legali necessari a confermare i dettagli orari forniti durante la confessione.