Napoli

Il report "I luoghi che contano" di Save The Children evidenzia come nascere e crescere in quartiere piuttosto che in un altro possa fare la differenza nella formazione del giovane. Bambini cresciuti in aree vulnerabili, secondo quanto rivelato dai dati, sono più esposti ai rischi di povertà educativa e dispersione scolastica. 

Nelle 14 città metropolitane italiane circa 142mila bambini, bambine e adolescenti – il 10,3% del totale – vivono nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) individuate da ISTAT. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che vivono in queste aree, mentre solo a Roma risiedono oltre 30mila 0-17enni.

I dati del report di Save The Children su Napoli

In queste periferie il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa e le disuguaglianze educative e sociali risultano molto più marcate rispetto al resto delle città. Le disuguaglianze più marcate emergono soprattutto nel Sud e nelle Isole.

Anche a Napoli, infatti, il luogo di nascita ed in cui si cresce e ci si relaziona può fare la differenza. I dati evidenziano come nel capoluogo campano l'11,2% dei minori residenti in città viva in un'area di disagio socioeconomico urbano. Si parla, dunque, di un minore su dieci, d'età compresa tra 0 e 17 anni. 

I dati diventano ancora più drammatici se si guarda al percorso di studi ed alle disponibilità economiche delle famiglie. Infatti, in queste aree il 60,1% delle famiglie vive in povertà relativa ed il 18,1% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola o ripetuto l'anno scolastico.

Inoltre, il 42,9% dei 15-29enni non studia e non lavora, rispetto al 29,4% della media del comune.