La crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti resta ad altissima tensione nonostante il momentaneo rallentamento delle ostilità. I Pasdaran hanno avvertito che una nuova guerra «dilagherà oltre la regione, in luoghi inaspettati», mentre da Teheran arrivano segnali sempre più duri contro l’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che «il ritorno alla guerra riserverà molte sorprese», sostenendo che l’Iran mantiene «il dito sul grilletto» in attesa delle prossime mosse occidentali.

Trump congela l’attacco

Secondo fonti diplomatiche internazionali, Trump avrebbe sospeso la ripresa immediata delle operazioni militari dopo le pressioni dei Paesi del Golfo, concedendo a Teheran altri due o tre giorni prima di eventuali nuove decisioni. Il presidente americano ha comunque ribadito che gli Stati Uniti «concluderanno presto il lavoro», lasciando aperta la possibilità di nuove azioni militari.

Nelle ultime ore il premier israeliano Benjamin Netanyahu e Trump avrebbero avuto una lunga telefonata definita “cruciale” dai media israeliani, mentre prosegue il coordinamento strategico tra Washington e Tel Aviv.

Le mine nello Stretto di Hormuz

A preoccupare gli Stati Uniti è anche la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico mondiale. Secondo l’emittente americana CBS, l’intelligence Usa avrebbe localizzato almeno dieci mine piazzate dall’Iran nell’area marittima.

La notizia aumenta i timori per possibili ripercussioni economiche globali e per un eventuale blocco delle rotte petrolifere nel Golfo Persico.

Il caso Ahmadinejad

Intanto il New York Times rivela un retroscena clamoroso: Israele e gli Stati Uniti avrebbero valutato l’ipotesi di sostenere l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad come figura alternativa alla leadership attuale della Repubblica islamica.

Secondo il quotidiano americano, Ahmadinejad sarebbe stato inizialmente coinvolto in contatti informali ma avrebbe poi preso le distanze dal progetto dopo essere rimasto ferito in un bombardamento israeliano contro la sua abitazione.

Il Senato Usa limita Trump

Sul fronte interno americano avanza intanto la risoluzione del Senato Usa che punta a limitare i poteri del presidente nell’avvio di operazioni militari contro l’Iran senza autorizzazione del Congresso. Il primo via libera politico segna una crescente divisione a Washington sulla gestione della crisi mediorientale.

Parallelamente il Pentagono starebbe preparando una riduzione significativa delle forze americane messe a disposizione della Nato, scelta che potrebbe avere conseguenze anche sugli equilibri militari europei.