Benevento

Per fortuna ha provveduto la Corte di assise ad evitare la mortificazione del diritto di cronaca, escludendo le porte chiuse per l'assenza anche di una delle condizioni eccezionali che prevedono una simile eventualità, e sottolineando il principio della pubblicità del dibattimento. Chiunque lo vorrà, potrà dunque assistere al processo a carico di Salvatore Ocone, il 59enne di Paupisi che è in carcere dal 30 settembre 2025 con l'accusa di aver ucciso la moglie, Elisa Polcino, 49 anni, e il figlio Cosimo, 15 anni, con una pietra del peso di 12 chili con la quale aveva ridotto in fin di vita anche la figlia Antonia, 17 anni, scampata alla morte per un miracolo ed ora tornata a casa.

La richiesta delle porte chiuse era stata avanzata dal procuratore Nicola D'Angelo, in aula con il sostituto Chiara Maria Marcaccio, al termine di un intervento ricco di legittimi rimandi a motivazioni di natura etica e morale (“La spettacolarizzazione di una tragedia familiare” che verrebbe data in pasto alla “morbosità dell'opinione pubblica”): argomentazioni sulle quali si era detta d'accordo la difesa, rappresentata dall'avvocato Giovanni Santoro, mentre gli avvocati Nicodemo Gentile (per l'altro figlio Mario ed Antonia) ed Assunta Ventorino (per il padre e la sorella di Elisa) si erano rimessi alla valutazione della Corte (presidente Pezza, a latere Murgo più i giurati popolari), che, dopo una breve camera di consiglio, ha detto no sia alle porte chiuse, sia alla riprese audiovisive chieste da due organi di informazione.

Dinanzi ad un gruppo di studenti di Giurisprudenza  dell'Unisannio, acompagnati dall'avvocato Valeria Crudo e dal professore Mario Griffo - una delle iniziative previste da una convenzione tra Camera penale ed Università -. via ad una udienza costellata dall'acquisizione del fascicolo del Pm per il dibattimento – concordi tutte le parti – e dalla richiesta di una perizia psichiatrica sollecitata dal difensore dell'imputato, affetto da “una psicosi cronica delirante a contenuto mistico”. Nessun problema per la Procura, anche in questo caso i legali delle parti civili, pur non ritenendola indispensabile, si sono affidati alla Corte, che l'ha disposta. Il 10 giugno l'affidamento dell'incarico al professore Vincenzo Scarallo, che dovrà valutate lo stato di Ocone, che il dottore Alfonso Tramontano, consulente scelto dalla Procura, ha giudicato “imputabile e capace di stare in giudizio perchè, anche se gli era stato diagnosticato un disturbo psicotico, non esistono evidenze per ammettere che fosse al momento dei fatti in uno stato di infermità tale da vedere grandemente scemata o esclusa la capacità di intendere e volere”. 

I termini della drammatica storia, al centro delle indagini dei carabinieri, sono ampiamente noti.

Salvatore, oggi presente in aula, aveva colpito Elisa e Antonia mentre erano a letto, Cosimo nel soggiorno della loro abitazione a due piani alla contrada Frasso; poi aveva caricato i due ragazzi nella Opel con la quale si era messo in viaggio. L'auto era stata intercettata nelle campagne di Ferrazzano, sul sedile posteriore c'era il corpo senza vita di Cosimo, mentre Antonia era in condizioni disperate. Era gravissima, ma respirava ancora. Una tragedia sconvolgente: anche Mario, l'altro figlio, quando aveva saputo, era partito dall'Emilia Romagna, dove lavorava. Salvatore era stato arrestato dai carabinieri, aveva spiegato agli inquirenti di aver aggredito la coniuge perchè la riteneva troppo autoritaria e aggressiva nei suoi confronti, e di essersela presa anche con i figli.