Nel calcio, e soprattutto nel calcio secondo Aurelio De Laurentiis, la distanza che separa il "pare" dal "certo" non si misura in chilometri, ma in colpi di scena. L’addio di Antonio Conte alla panchina del Napoli sembra ormai scritto nelle cose, persino nei protocolli istituzionali, dopo quel saluto malinconico al sindaco Manfredi a Palazzo San Giacomo. Eppure, quando nella stessa frase si mettono insieme il tecnico salentino e il patron azzurro, l’uso del condizionale non è solo un obbligo giornalistico: è una strategia di sopravvivenza. Finché non ci sono le firme sui contratti di rescissione, tutto – paradossalmente – resta possibile.
Ma il calcio non aspetta i ripensamenti. E proprio in quel limbo sottile che balla tra la suggestione e la certezza del divorzio, si è già aperta la caccia al successore. Il taccuino di De Laurentiis, come da tradizione, è un faldone capiente, pieno di profili eterogenei che tracciano rotte tattiche e filosofiche completamente diverse tra loro.
Il casting di ADL: dalle certezze ai sogni proibiti
I nomi sul tavolo sono tanti. C'è il pragmatismo di Fabio Grosso, reduce da percorsi di crescita importanti; c'è l'ambizione di Vincenzo Italiano e la freschezza gestionale di Raffaele Palladino. Qualcuno, nei bar della città o nelle stanze dell'etere sportivo, osa persino pronunciare il nome di Roberto Mancini o azzarda l'identikit di Simone Inzaghi.
Poi, immancabili, arrivano i sogni da fanta-calcio. C’è chi fantastica di Pep Guardiola, un esercizio di pura fantascienza applicata al pallone: bello da immaginare, impossibile da realizzare. Non solo per l'ingaggio monstre che farebbe saltare qualunque parametro, ma perché il Napoli che si appresta a nascere ha una necessità opposta e stringente: razionalizzare, ripartire con i conti blindati e, inevitabilmente, risparmiare.
Il grande indiziato e il bivio di Bergamo
Ecco perché, alla fine della fiera, la bussola di Castel Volturno sembra puntare con decisione verso una direzione precisa, un porto sicuro e agrodolce al tempo stesso: Maurizio Sarri.
Sarebbe il ritorno del figliol prodigo, l'autore di quel "viaggio meraviglioso" che – per usare le sue stesse parole – "non ci ha portato da nessuna parte", ma che ha ridefinito l'estetica del calcio moderno all'ombra del Vesuvio. Sarri a Napoli tornerebbe di corsa, convinto che questa squadra abbia ancora dentro un potenziale enorme da esprimere attraverso lo spartito del palleggio e della bellezza.
Il problema, semmai, è che i matrimoni di ritorno non si fanno mai da soli. Sullo sfondo si muove l'ombra minacciosa dell'Atalanta. La Dea tenta il tecnico toscano, forte di un progetto solido e, pare, di un'offerta economica economicamente più vantaggiosa rispetto a quella formulata da De Laurentiis.
Chi la spunterà? Impossibile dirlo oggi. Tra un addio non ancora formalizzato, un casting aperto e le sirene bergamasche, il futuro del Napoli resta sospeso. Chissà. Dopotutto, la bellezza del calcio sta anche in questa meravigliosa, e a tratti estenuante, incertezza.