Napoli

Un imponente giro di traffico illecito di rifiuti speciali, falsificazione di documenti e sversamenti abusivi che ha devastato l’ambiente tra le province di Napoli e Caserta. È questo lo scenario emerso dalla vasta operazione scattata all'alba di oggi, venerdì 22 maggio 2026, condotta dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai comandi provinciali territoriali.

Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, i militari hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale partenopeo, accogliendo parzialmente le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Il bilancio dell’operazione conta due soggetti arrestati e un totale di nove persone indagate. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, riciclaggio e gestione illecita di specchi d'acqua e terreni. Per i nove indagati contestata anche l’aggravante dell'agevolazione mafiosa.

Il sistema: 25mila tonnellate di fanghi spacciati per sabbia

L’indagine, coordinata dal pool specializzato della DDA di Napoli, è partita nell’aprile del 2023 grazie agli accertamenti dei Carabinieri del N.O.E. di Napoli e Caserta. Al centro del sistema criminale c'era un’azienda di Castel Volturno (CE).

Secondo gli inquirenti, la ditta declassificava fittiziamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi – principalmente fanghi di depurazione provenienti dalle industrie conserviere dell’agro nocerino-sarnese e scarti da demolizione edile. Attraverso la creazione di falsi Documenti di Trasporto (DDT), i fanghi maleodoranti derivanti dalla lavorazione dei pomodori venivano spacciati per innocuo "sabbione" o materiale da ristrutturazione trattato. Questo meccanismo permetteva all'azienda di risparmiare sui costi di smaltimento, accumulando un profitto illecito stimato in circa 1.600.000 euro.

Disastro ambientale: laghetti e terreni agricoli usati come discariche

I rifiuti venivano poi sversati illegalmente in Campania. Nel mirino sono finiti diversi terreni agricoli a Capua, Mondragone e Castel Volturno (sei dei quali già sequestrati nel corso delle indagini), dove venivano abbandonati enormi cumuli di scarti che appestavano l'aria, rendendola irrespirabile per i residenti.

Le situazioni più gravi sono state documentate in due laghetti naturali nei pressi dell'azienda indagata, trasformati in vere e proprie discariche abusive, e in un maxicantiere in località Boscofangone, a Nola. In quest'ultimo sito, dove sono in corso i lavori per un enorme polo industriale da oltre 83mila metri quadri, i fanghi industriali venivano miscelati al terreno vegetale e abbancati. L'intera area del cantiere e il relativo opificio di 39mila metri quadri sono stati posti sotto sequestro preventivo in collaborazione con la Procura di Nola.

L'ombra del Clan dei Casalesi e le rivelazioni del pentito

L'inchiesta ha beneficiato di una svolta decisiva grazie alle dichiarazioni di un noto collaboratore di giustizia, ex membro della consorteria criminale egemone a Castel Volturno. Il pentito ha rivelato i legami storici dell'azienda con il clan dei Casalesi, in particolare con il gruppo Bidognetti.

L'uomo ha confessato di aver partecipato in passato alla gestione dell'impresa come socio occulto, sfruttando la forza di intimidazione e i favori del clan per ottenere importanti commesse. Tra queste, i lavori di smaltimento dei rifiuti provenienti dall'ampliamento della clinica Pineta Grande e le attività di pulizia e sistemazione dei lidi balneari del litorale domiziano.

Il maxi sequestro da 1,6 milioni

Contestualmente agli arresti, i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro per equivalente pari a 1,6 milioni di euro, sigillando l'intero complesso aziendale della ditta di Castel Volturno, automezzi, beni mobili, immobili e terreni riconducibili agli indagati fino alla concorrenza della cifra accumulata illecitamente.