Salerno

Su quel cross partito dal piede di Villa, Roberto Inglese si è messo alle spalle una stagione complicata, il peso degli anni che passano, i problemi alla schiena che lo hanno costretto ad uno stop ai box durissimo. La Salernitana non lo ho abbandonato nemmeno per un secondo, consapevole della centralità del capitano all’interno dello spogliatoio, per tutti faro ed esempio da seguire. In quel cross controllato, Inglese ha dimostrato cosa significa essere bomber: primo pallone utile, gol. Quello di Ravenna però ha un sapore speciale, è la firma su un capitolo doloroso che si chiude, quello dell’infortunio e della sfortuna che lo ha sfilato dalla stagione granata nel bel mezzo della rincorsa al Benevento capolista, lasciandolo in disparte, costringendolo a soffrire in silenzio.

La reazione della squadra

Ecco perché, quando il pallone si è insaccato alle spalle di Poluzzi, tutta la Salernitana è corsa dal suo numero nove. Applausi, abbracci, pacche sulle spalle. Un rito che si è ripetuto al triplice fischio finale. Nessuno si è voluto perdere un momento così speciale. Anche l’amministratore delegato Umberto Pagano si è lasciato andare ad un abbraccio sentito. A gioire è stato soprattutto Daniele Faggiano. Tra i due c’è un rapporto diverso, legati umanamente per trascorsi di vita che vanno oltre il calcio. Anche Sky Sport lo ha omaggiato premiandolo per la migior giocata dell'ultimo turno dei playoff.

Al Benelli si chiude un cerchio

E il destino ci ha messo lo zampino. Perché il gol che mancava da 227 giorni, dalla doppietta decisiva per stendere la Cavese, arriva proprio nello stadio di Ravenna, lì dove Inglese trovò la sua prima gioia da professionista: era il 7 marzo 2010 ed aveva 18 anni e 3 mesi quando portò in vantaggio il suo Pescara al Benelli alla 26ma giornata del campionato di Lega Pro Prima Divisione, girone B. La partita finì poi 1-1.