Con il decreto dirigenziale n. 325 del 21 maggio 2026 la regione Campania ha disposto l'aggiornamento del repertorio regionale dei titoli e delle qualificazioni (RRTQ), il catalogo delle qualifiche professionali conseguibili nei percorsi di formazione, per allinearlo all'European Qualifications Framework. Ancora una volta però, denunciano i sindacati datoriali, senza nessuna discussione con gli stakeholder del settore.
“Abbiamo perso il conto delle PEC inevase”, commenta il segretario politico del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate Nicola Troisi. “Ancora una volta si scrive il futuro di centinaia di posti di lavoro senza interpellare chi quel lavoro lo dà. Siamo stanchi delle decisioni calate dall’alto da questa Amministrazione che evita il confronto come fosse un male assoluto, disattendendo anche le regole che la stessa si era data in passato sui tavoli convocati con le parti sindacali; davanti a tale assordante silenzio, siamo pronti a tutelarci anche per vie legali”.
Oltre alle modalità con cui il decreto arriva a conoscenza delle scuole formative, a destare preoccupazione è il contenuto del dispositivo.
Il primo nodo è il calendario. Le schede attualmente in vigore resteranno consultabili nell'area pubblica del Repertorio per soli dieci giorni dalla pubblicazione sul BURC; trascorso il termine non saranno più accessibili. Il decreto stabilisce con precisione la data in cui le schede vigenti vengono rimosse, ma non indica entro quando saranno pubblicate quelle revisionate. «Dieci giorni, per chi gestisce davvero i corsi, sono pochissimi, ma il problema vero è un altro: il decreto dice quando spariscono le schede attuali e non dice quando arrivano quelle nuove», osserva il segretario del sindacato datoriale. «Il rischio concreto è di restare un periodo senza standard su cui programmare i percorsi: servirebbe una data certa e una fase di sovrapposizione tra il vecchio e il nuovo».
Il secondo nodo riguarda le modalità. La rimozione contemporanea di tutte le schede dall'area pubblica, senza un periodo in cui vecchi e nuovi standard convivano, penalizza in particolare le agenzie che avevano programmato percorsi ma non hanno ancora generato il Codice Unico Percorso, e riduce per quel lasso di tempo la trasparenza verso chi vuole verificare i contenuti di una qualifica.
Ma a preoccupare davvero gli enti formativi è la formazione a distanza. Gli standard revisionati aggiorneranno anche le regole sulla FAD ed e-learning, allineandole all'Accordo della Conferenza delle Regioni del dicembre 2022 che, venuta meno l'emergenza Covid, ha posto limiti all'utilizzo della didattica a distanza rispetto al monte ore complessivo dei percorsi. «La formazione a distanza, dopo il Covid, ha permesso a chi lavora o vive lontano dai centri di formarsi comunque», sottolinea Troisi. «Ridimensionarla senza che si sappia in anticipo entro quali limiti mette in difficoltà proprio le persone che ne hanno più bisogno».
«Il Movimento Libero e Autonomo - conclude Troisi - in questi mesi ha diffuso decine di comunicati ripresi sulla stampa regionale e nazionale per esprimere una preoccupazione che oggi si celebra pienamente con questo DD.
A questo punto, il passaggio dal piano dibattimentale al piano legale è d’obbligo. Dopo quanto accaduto con il caso degli esami finito sotto i riflettori negli ultimi giorni, per cui abbiamo già proceduto con regolare denuncia penale, ritenendo la risposta della Regione a tali fatti insufficiente a tutela della categoria (anzi, addirittura penalizzante), ancora una volta ci faremo portatori dell'interesse amministrativo consapevoli che nessun atto che riguarda la categoria può essere considerato tale senza il dovuto e necessario confronto con le sigle datoriali, confronto scomparso totalmente con questa Giunta e questa Assessora».