Acerra

Nella cosiddetta Terra dei fuochi "la gente, soprattutto le famiglie colpite dalla malattia e dalla morte dei figli, ha reagito; sono nati decine di comitati, sono scesi in campo i cittadini, le madri coraggio, i medici per l’ambiente e altri, i quali, anche pagando un alto prezzo, hanno denunciato tale situazione, talvolta subendo anche l’accusa di provocare danno all’immagine del territorio".

Lo ha detto monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, nel suo saluto a Papa Leone XIV nella Cattedrale di Acerra, prima tappa della visita pastorale in Terra dei fuochi. "Ma soprattutto - ha aggiunto monsignor Di Donna - la gente si è rivolta alla Chiesa, alle Chiese di questo territorio e la Chiesa ha ascoltato il grido della terra e dei poveri; sì, perché, come dice la Laudato si’, il grido della terra e quello dei poveri si indentificano: non c’è una crisi ambientale che non sia anche una crisi sociale e una crisi sanitaria. Terra, poveri e malati vanno sempre insieme.

La forte azione della Chiesa a difesa della custodia del crato ha movimentato le coscienze, ha dato voce a quanti attendevano giustizia, ha coinvolto le comunità. Da allora è incominciato il cammino delle nostre Chiese, in particolare di quelle più direttamente interessate al fenomeno. L’Enciclica 'Laudato si’' ha dato ulteriore ispirazione e sostegno al nostro impegno. Abbiamo coinvolto i nostri presbiteri e le nostre comunità.

Abbiamo avviato un dialogo con le istituzioni regionali e comunali, abbiamo coinvolto anche la Chiesa italiana, la Cei, in particolare le Diocesi italiane che nel loro territorio hanno siti altamente inquinanti. Non mi stanco di ripetere, Santità, che in Italia ci sono tante terre dei fuochi. Il Ministero dell’ambiente indica ben 51 SIN (Siti di Interesse Nazionale) altamente inquinati, distribuiti tra Nord, Centro e Sud. Casale Monferrato, Vicenza, Marghera, Piombino, il bacino del fiume Sacco a Frosinone, le acciaierie di Terni, Taranto per l'Ilva, Crotone. E speriamo di non aggiungerne qualche altra, perché sembra che i veleni un tempo dirottati in Campania stiano facendo il viaggio verso la Puglia".