WASHINGTON e Teheran sarebbero a un passo da un’intesa destinata a congelare almeno temporaneamente il conflitto regionale. A rilanciare la notizia è stato il presidente americano Donald Trump, che ha parlato di “accordo pronto” e di una riapertura completa dello Stretto di Hormuz durante il periodo di tregua.

Secondo le indiscrezioni pubblicate da media americani e rilanciate da fonti diplomatiche, il memorandum in discussione prevederebbe sessanta giorni di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, la sospensione di alcune sanzioni economiche e la garanzia iraniana di non imporre pedaggi o blocchi alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

La questione di Hormuz è centrale perché da quel passaggio marittimo transita una quota decisiva del petrolio mondiale. Negli ultimi mesi le tensioni militari avevano provocato forti oscillazioni nei mercati energetici e timori per la sicurezza della navigazione internazionale.

I punti dell’intesa

Le bozze circolate nelle ultime ore parlano di un accordo articolato in più punti. L’Iran si impegnerebbe a mantenere aperto Hormuz per tutta la durata della tregua e a limitare alcune attività legate all’arricchimento dell’uranio. In cambio Washington sarebbe pronta a discutere una graduale riduzione delle restrizioni economiche e la fine del blocco navale parziale imposto nelle settimane precedenti.

Da parte iraniana, però, non è ancora arrivata una conferma definitiva. Fonti vicine al team negoziale di Abbas Araghchi hanno precisato che “restano questioni controverse” e che nessun accordo potrà essere annunciato finché tutti i nodi non saranno sciolti.

Nelle stesse ore Trump ha alternato aperture diplomatiche e minacce militari, sostenendo che l’alternativa all’accordo sarebbe “un nuovo attacco”.

L’allarme di Israele

La possibile intesa preoccupa fortemente Israele. Secondo fonti della sicurezza israeliana, il governo teme che Washington possa concedere troppo a Teheran senza ottenere lo smantellamento completo del programma nucleare iraniano.

Per questo il premier Benjamin Netanyahu ha convocato il consiglio di guerra e ha avuto colloqui diretti con Trump e con i vertici della difesa israeliana. Fonti vicine al governo parlano di “massima allerta” dell’esercito israeliano nel caso in cui i negoziati fallissero o producessero un compromesso ritenuto insufficiente.

Il punto più delicato riguarda l’arricchimento dell’uranio. Israele insiste sul fatto che Teheran non debba conservare alcuna capacità autonoma in questo settore, mentre l’Iran considera la richiesta irricevibile.

Lo scenario internazionale

La mediazione sarebbe stata sostenuta da Pakistan, Oman e da diversi Paesi del Golfo, con pressioni anche da parte della Cina per evitare una nuova escalation militare nella regione.

I mercati petroliferi hanno reagito positivamente alle indiscrezioni sull’intesa, scommettendo su una stabilizzazione della situazione nel Golfo Persico. Tuttavia, diplomatici occidentali invitano alla prudenza: negli ultimi mesi diversi annunci di tregua sono stati smentiti o interrotti da nuovi raid e rappresaglie.