La compagnia libica Brega prova a rassicurare cittadini e autorità sulla crisi del carburante che negli ultimi giorni ha provocato lunghe code davanti alle stazioni di servizio della Libia occidentale. Secondo quanto riferito dalla piattaforma governativa “Hakomitna”, vicina al Governo di unità nazionale di Tripoli, la situazione delle forniture starebbe gradualmente migliorando grazie all’arrivo di nuovi carichi nei porti del Paese.

La società incaricata della commercializzazione dei prodotti petroliferi sostiene che la regolarità delle operazioni di scarico, stoccaggio e distribuzione stia già producendo effetti positivi sul mercato locale. Brega prevede ulteriori progressi nei prossimi giorni, soprattutto nella regione della Tripolitania, la più popolosa del Paese.

Le cause della crisi

Le rassicurazioni ufficiali arrivano però mentre lo stesso portavoce della compagnia, Ahmed al Maslati, ha ammesso apertamente l’esistenza di una crisi legata alla disponibilità di carburante. Secondo il dirigente, alla base delle lunghe file ci sarebbero l’aumento della domanda energetica, soprattutto da parte delle centrali elettriche, le difficoltà di approvvigionamento e la limitata capacità di stoccaggio del sistema libico.

Determinante sarebbe stata la ripresa del pompaggio dei prodotti petroliferi dalla raffineria di Zawiya verso il deposito della città e poi verso i principali centri di distribuzione di Tripoli. Un flusso che avrebbe consentito di rafforzare la rete di rifornimento e alleggerire la pressione sulle stazioni di servizio.

Anche sul fronte del diesel, Brega parla di “miglioramenti significativi”, grazie alle operazioni di scarico dedicate alle centrali elettriche, ai settori strategici e alla rete civile.

Il paradosso petrolifero libico

La crisi evidenzia ancora una volta il paradosso dell’economia libica. Pur possedendo le maggiori riserve petrolifere dell’Africa e una produzione superiore al milione di barili al giorno, la Libia continua a dipendere in larga parte dalle importazioni di carburanti raffinati.

Il problema principale riguarda il settore della raffinazione, gravemente indebolito da anni di conflitti, sabotaggi e carenze manutentive. Molti impianti lavorano ben al di sotto delle capacità teoriche oppure risultano completamente inattivi.

Il caso simbolo resta quello della raffineria di Ras Lanuf, il più grande impianto del Paese con una capacità di 220 mila barili al giorno, fermo dal 2013. La National Oil Corporation punta ora a riattivarlo entro un anno dopo la chiusura della lunga disputa con il partner emiratino Trasta.

Sussidi e contrabbando

A complicare ulteriormente il quadro ci sono i sussidi statali sui carburanti. Benzina e diesel vengono venduti a prezzi estremamente bassi rispetto agli standard internazionali, favorendo consumi elevati e soprattutto il contrabbando verso i Paesi confinanti.

Durante l’estate, quando aumenta la richiesta di elettricità e le centrali hanno bisogno di maggiori quantità di combustibile, il sistema entra facilmente sotto pressione. In queste condizioni, anche piccoli ritardi nelle importazioni o nei trasferimenti logistici possono trasformarsi rapidamente in emergenze locali.

È soprattutto nella fascia occidentale della Libia, dove si concentra gran parte della popolazione, che le criticità diventano più visibili e socialmente sensibili.