Avellino

Più di sessanta anni dopo la sua scoperta, la lipoproteina(a), o Lp(a), conosce un ritorno di interesse con dei progressi che hanno indotto molte società scientifiche a pubblicare lavori riguardanti questa molecola. Le particelle Lp(a) corrispondono all’assemblaggio di due componenti maggiori: una particella LDL (LDL è un acronimo e sta per Low Density Lipoprotein) e una glicoproteina specifica, l’apolipoproteina(a), o apo(a). Il 70 e il 90% dei tassi circolanti di Lp(a) sono determinati geneticamente da un gene LPA situato sul cromosoma 6.

Pertanto il tasso della sostanza è stabile, poco influenzato dall’età, dal sesso, e dai cambiamenti dello stile di vita. Schematicamente la Lp(a) contribuisce al rischio cardiovascolare con tre meccanismi principali: un ruolo aterogeno dipendente soprattutto dalla componente LDL, un ruolo potenzialmente trombogeno legato all’apo(a), ed infine un ruolo pro-infiammatorio maggiore essenzialmente in relazione al contenuto di fosfolipidi ossidati presenti nel nucleo lipidico.

Degli studi di osservazione, peraltro già evidenziati da tempo nel nostro laboratorio, hanno confermato un’associazione tra l’elevazione della Lp(a) e il rischio aterosclerotico, rischio che persiste anche con i farmaci che riducono il tasso del colesterolo-LDL, come le statine.

I dati genetici hanno fornito elementi forti per un ruolo causale della Lp(a) riduardo al rischio di infarto del miocardio, di ictus cerebrale ischemico, di arteriopatie periferiche, e di stenosi della valvola aortica. Le nostre esperienze, e quelle di altri centri, hanno dimostrato che l’impiego degli anticorpi monoclonali anti proteina PCSK-9 riducono alla norma i valori della molecola in questione, riducendo anche il rischio cardiovascolare, ed il rischio di morte correlato. Altri farmaci, diversi dagli anticorpi monoclonali, ma ancora più efficaci, sono già in commercio, ed altri ancora stanno per essere realizzati da importanti case farmaceutiche.