I tre bambini trovati lo scorso inverno in condizioni di forte isolamento nelle campagne di Palmoli, in Abruzzo, si preparano ora al primo vero ingresso nel sistema scolastico pubblico italiano. I figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, al centro di uno dei casi più discussi degli ultimi mesi, sosterranno entro giugno un esame di valutazione che stabilirà il loro livello scolastico e il possibile inserimento nelle classi elementari.
Una svolta importante in una vicenda che continua a intrecciare questioni educative, sociali e giudiziarie.
L’esame dopo mesi di homeschooling
I due gemelli di sette anni e la sorella maggiore di nove saranno ascoltati da una commissione di insegnanti incaricata di verificare il percorso educativo svolto negli ultimi mesi nella struttura protetta che oggi li ospita.
I bambini non avevano mai frequentato una scuola pubblica né sostenuto prove scolastiche ufficiali. Dopo l’allontanamento dalla casa nel bosco, però, è stato avviato un percorso di istruzione seguito dalla maestra in pensione Lidia Camilla Vallarolo, incaricata di accompagnarli verso l’inserimento scolastico.
Per i gemelli l’obiettivo è ottenere l’idoneità alla seconda elementare. La commissione valuterà capacità di lettura, alfabetizzazione in italiano e competenze matematiche di base. Se giudicati pronti, potranno iniziare il prossimo anno scolastico direttamente dalla seconda classe; in caso contrario partiranno dalla prima.
Più complessa la situazione della sorella maggiore. Gli insegnanti dovranno stabilire se potrà essere inserita in quarta elementare oppure se sarà necessario riprendere il percorso dalla terza classe.
Il ritardo educativo e la scoperta della socialità
Chi segue il caso racconta che i bambini mostrano ancora lacune importanti nelle conoscenze e nelle competenze scolastiche, inevitabili dopo anni vissuti lontano dai normali percorsi educativi.
Ma nelle ultime settimane sarebbero emersi anche segnali incoraggianti. Dopo una fase iniziale difficile, caratterizzata dalla presenza costante della madre durante le lezioni e da forti resistenze, i tre bambini avrebbero iniziato a mostrare curiosità verso le materie scolastiche e maggiore fiducia nell’insegnante.
Le lezioni sono passate da quattro a cinque giorni alla settimana e durano circa tre ore al giorno.
Secondo operatori e tutori coinvolti nel percorso, il nodo centrale resta soprattutto quello della socializzazione. Per questo motivo tutrice, assistenti sociali e curatrice hanno ritenuto insufficiente la proposta dei genitori di proseguire esclusivamente con la scuola parentale.
L’obiettivo ora è inserire gradualmente i bambini in un contesto collettivo, insieme ad altri coetanei.
Lo scontro con i genitori
I genitori, assistiti dall’avvocato Simone Pillon, hanno continuato a sostenere la scelta dell’homeschooling, proponendo un progetto educativo domestico con insegnanti privati e attività integrative nella zona di Fonte Le Case, frazione di Palmoli.
Proprio nei giorni scorsi era emersa una nuova polemica sulla reale iscrizione dei bambini agli esami scolastici. L’iscrizione, attivata già ad aprile, era stata inizialmente negata dalla difesa della famiglia, salvo poi risultare effettivamente avvenuta.
Il caso continua quindi a generare tensioni anche sul piano giudiziario e mediatico.
La relazione attesa da Nordio
Nelle stesse ore è attesa anche la consegna della relazione degli ispettori ministeriali sul lavoro svolto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila nella gestione della vicenda.
Il documento sarà trasmesso al ministro della Giustizia Carlo Nordio e potrebbe avere un peso importante nella valutazione dell’intera procedura che ha portato all’allontanamento dei bambini dalla famiglia.
La storia dei “bambini del bosco” resta uno dei casi più delicati affrontati negli ultimi anni dai servizi sociali italiani, sospesa tra diritto all’istruzione, libertà educativa dei genitori e tutela dello sviluppo psicologico dei minori.
Ora, per la prima volta, il futuro dei tre fratelli passa anche attraverso un’aula scolastica.