La vittoria del centrodestra a Venezia offre a Giorgia Meloni una boccata d’ossigeno politica in un momento complicato per il governo. Dopo settimane segnate dalle tensioni sul referendum e da un clima percepito come sfavorevole alla maggioranza, il risultato delle amministrative consente alla presidente del Consiglio di rilanciare l’iniziativa e tornare all’attacco.
Non è soltanto un successo locale. Per la premier rappresenta soprattutto un segnale politico utile a respingere la narrazione di un centrodestra in difficoltà. Non a caso, dopo aver fatto gli auguri ai sindaci eletti, Meloni ha affidato ai social una frase dal tono polemico: «P.S. E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».
La spinta sulla legge elettorale
Dietro il clima di rinnovata fiducia c’è soprattutto una priorità politica: chiudere la partita della legge elettorale entro luglio. È questa, secondo quanto filtra dalla maggioranza, la linea indicata da Meloni ai leader alleati Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi.
La premier teme che un confronto troppo lungo sulla riforma possa trasformarsi in un logoramento politico proprio mentre il governo è chiamato a dare risposte economiche al Paese. Per questo avrebbe chiarito ai suoi interlocutori che l’obiettivo è approvare il testo alla Camera prima della pausa estiva. In caso contrario, la riforma rischierebbe di saltare definitivamente.
L’idea è evitare mesi di scontro parlamentare su regole elettorali mentre imprese e mondo produttivo chiedono interventi concreti su crescita, lavoro ed energia.
La soddisfazione per Venezia
Il successo nel capoluogo veneto ha avuto un peso simbolico rilevante dentro Fratelli d’Italia. Quando dalle prime proiezioni si è diffusa la possibilità di una vittoria al primo turno, Meloni avrebbe scritto al senatore meloniano Raffaele Speranzon chiedendo conferma del dato. Alla risposta positiva, la premier avrebbe commentato: «Sarebbe un miracolo mondiale».
Più tardi, a risultato consolidato, ha anche commentato ironicamente un post relativo all’appello finale di Elly Schlein per il candidato del centrosinistra a Venezia, sintetizzando con un secco: «A posto».
La strategia della maggioranza
La riforma elettorale resta ora il vero terreno di battaglia. Già nelle prossime ore è previsto un vertice tecnico del centrodestra per definire il testo sostitutivo da portare avanti in Parlamento.
Tra i punti ancora aperti c’è soprattutto il nodo delle preferenze. Antonio Tajani spinge per consentire agli elettori di scegliere almeno parte dei candidati, lasciando bloccati soltanto i capilista. Se non si troverà un accordo politico preventivo, la questione rischia di trasferirsi direttamente in aula, dove il voto segreto potrebbe creare problemi alla maggioranza.
Nel frattempo il ministro Luca Ciriani dovrebbe chiedere già domani la calendarizzazione della legge per fine giugno, con l’obiettivo di affrontare il passaggio parlamentare decisivo nel corso di luglio.
Il timore del pantano
Per Meloni il rischio maggiore è quello del pantano politico. Prolungare il confronto oltre l’estate significherebbe trascinare per mesi una discussione divisiva e offrire alle opposizioni terreno per l’ostruzionismo parlamentare.
Ma c’è anche un altro elemento che preoccupa Palazzo Chigi: l’immagine di un governo concentrato sulle regole del voto mentre il quadro economico resta complicato. Da qui la scelta di accelerare e tentare una sorta di blitz parlamentare.
In questo quadro si inseriscono anche alcune mosse diplomatiche e politiche delle ultime ore. È saltato, ufficialmente per problemi di agenda, l’incontro tra Meloni e il premier spagnolo Pedro Sánchez, oggi a Roma per il Papa. Da Madrid, però, trapela una versione diversa: Palazzo Chigi avrebbe preferito evitare il faccia a faccia.
Nel pomeriggio la presidente del Consiglio ha invece incontrato l’amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, per discutere di nuovi investimenti in Italia. Sul tavolo ci sarebbe anche un progetto documentaristico dedicato alla leadership della premier.
Ma tutto, dentro la maggioranza, ruota ormai attorno alla sfida di luglio. Per Meloni quella finestra parlamentare potrebbe rappresentare l’ultima occasione utile per cambiare le regole del voto prima delle prossime politiche. In caso contrario, il centrodestra sarebbe costretto a tenersi il Rosatellum.