La delusione nel centrosinistra è più profonda di quanto le dichiarazioni ufficiali lascino trasparire. La sconfitta di Venezia, unico capoluogo di regione chiamato al voto, pesa come un macigno sull’opposizione e in particolare su Elly Schlein, che fino a pochi giorni fa aveva trasformato la sfida lagunare in un simbolo politico nazionale.

«Da qui mandiamo a casa Giorgia Meloni», aveva detto la segretaria del Pd chiudendo la campagna elettorale di Andrea Martella. Le urne hanno però restituito un quadro opposto: il candidato del centrosinistra si è fermato al 38%, sconfitto già al primo turno dal candidato del centrodestra Simone Venturini.

La battuta d’arresto del campo largo

La coalizione progressista si presentava a Venezia in versione extralarge, dal Pd al Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi Sinistra, Italia Viva e sinistra radicale. I numeri del referendum sulla giustizia e quelli delle Europee avevano alimentato la convinzione che il vento potesse essere cambiato.

Invece il centrosinistra non è riuscito a trasformare quei consensi in voti amministrativi. Il Pd cresce rispetto al 2020 e supera il 25%, ma gli alleati non riescono a incidere. Avs sfiora il 5%, mentre il M5S resta sotto il 3%.

Numeri che spingono i vertici progressisti alla prudenza. La vicepresidente pentastellata Paola Taverna parla di risultati “in chiaroscuro”, mentre nel Pd si evita accuratamente di proiettare il dato sul piano nazionale.

Il peso della sconfitta

Dietro le parole ufficiali, però, il clima è ben diverso. A pesare non è soltanto la perdita di Venezia, ma il modo in cui è maturata: il centrodestra ha vinto con margine ampio, spegnendo subito l’illusione del ballottaggio.

E contemporaneamente il centrosinistra ha perso anche Reggio Calabria, città amministrata per anni dall’area progressista e riconquistata dal centrodestra con un netto successo.

Due risultati che alimentano dubbi sulla reale tenuta del cosiddetto campo largo e sull’effetto politico prodotto dal referendum di primavera, considerato fino a poche settimane fa come un possibile punto di svolta contro il governo Meloni.

Al Nazareno molti ammettono sottovoce che quell’onda favorevole sembra essersi già esaurita.

Le vittorie che tengono in piedi il Pd

La segretaria dem prova comunque a vedere gli aspetti positivi del voto. «Quando siamo uniti siamo competitivi», ribadisce Schlein, indicando alcune vittorie considerate strategiche.

Il centrosinistra conferma infatti città importanti come Prato, dove il dem Matteo Biffoni conquista il terzo mandato, e Andria, con la riconferma di Giovanna Bruno. In Toscana torna progressista anche Pistoia, riconquistata dal professore universitario Giovanni Capecchi dopo nove anni di governo del centrodestra.

La consolazione più significativa arriva però da Avellino, dove Nello Pizza, sostenuto anche da Giuseppe Conte, si avvicina alla vittoria al primo turno.

Il nodo del Movimento 5 Stelle

Le amministrative confermano però anche un’altra difficoltà: il Movimento 5 Stelle continua a mostrare scarso radicamento nelle elezioni locali.

I pentastellati riescono a restare competitivi soltanto dentro alleanze larghe, mentre faticano pesantemente quando il campo progressista non riesce a sfondare. Una debolezza che nel centrosinistra molti osservano con crescente preoccupazione in vista delle future politiche.

Allo stesso tempo, il Pd continua a vincere soprattutto dove esistono figure territoriali forti e consolidate. Da Vincenzo De Luca in Campania fino a Mirello Crisafulli a Enna, molti successi progressisti arrivano infatti da leader locali spesso distanti dalla linea nazionale del partito.

Un dato che alimenta nuove riflessioni interne sul cosiddetto “nuovo corso” schleiniano.

Il monito interno al Pd

Tra i dirigenti dem prevale ora la linea della cautela. Anche chi ha vinto invita a non considerare aperta una strada già spianata verso Palazzo Chigi.

Il sindaco di Prato Matteo Biffoni lo dice apertamente: «Le condizioni per vincere nel 2027 ci sono, ma dare tutto per acquisito sarebbe un errore mortale».

Un messaggio che dentro il Pd molti leggono come un avvertimento diretto alla segretaria.

Nel frattempo Schlein insiste sulla necessità di mantenere unito il campo progressista e guarda già ai prossimi ballottaggi, convinta che la partita non sia ancora chiusa. Ma il voto di Venezia lascia una certezza politica difficile da ignorare: battere il centrodestra alle prossime politiche sarà molto più complicato di quanto il centrosinistra immaginasse soltanto poche settimane fa.