Sul permanere dello stato d'abbandono e di degrado dell’area di San Martino, nel quartiere Vomero, uno dei siti più belli e suggestivi di Napoli, da dove è possibile ammirare un panorama mozzafiato, in questi periodo affollato di turisti, interviene, ancora una volta, Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione Vomero, che stamani, sollecitato da residenti e commercianti della zona, ha effettuato l'ennesimo sopralluogo.
"Si tratta di un'area dove si trovano beni artistici e ambientali unici al mondo, come la Certosa e il Museo di San Martino con la passeggiata dei monaci, e Castel Sant’Elmo - afferma Capodanno -. Eppure i numerosi turisti che si arrampicano sulla collina per ammirare queste bellezze, nonostante che di recente si è aggiunta anche l'ulteriore disagio causato dal fermo della funicolare Montesanto per i lavori di revisione ventennale, appaiono decisamente ancora pochi se rapportati alle potenzialità notevoli dell'area. Ad aggravare la scarsa ricettività ha contribuito certamente la chiusura dell'unico albergo che si trovava nei pressi del piazzale, sui luoghi dove ancora oggi, nonostante siano passati anni, rimane un manufatto abbandonato, in totale degrado e abbandono.
Inoltre - sottolinea Capodanno -, a peggiorare lo stato di abbandono che da tempo caratterizza l'area in questione un tratto di marciapiede di via Tito Angelini, che costeggia Castel Sant'Elmo, è stato transennato nei pressi dell'ingresso al castello. Il transennamento fu determinato dalla caduta di alcune pietre. Una situazione rispetto alla quale, nonostante siano passati quasi due anni, non risulta alcuna attività in corso al fine di eliminare le cause, rimuovendo poi il suddetto transennamento, abbandonato e diventato nel frattempo ricettacolo di rifiuti, restituendo il marciapiede alla viabilità pedonale.
Rispetto poi - continua Capodanno - al notevole risalto che, anche sui mass media, fu dato, oltre un anno fa, alla notizia dell'inizio dei lavori per eliminare il puntellamento che dal 2015, quindi da ben undici anni, sostiene una parte del muro di contenimento del castello su via Tito Angelini, nei pressi del piazzale, va osservato che i lavori, eseguiti dalla Regione Campania, procedono con eccessiva lentezza. Difatti non sono stati rispettati i tempi originariamente indicati nel cartello di cantiere. Inoltre stamani non si notavano operai in attività nel cantiere.
Difatti - puntualizza Capodanno -, in relazione ai lavori di "consolidamento e ripristino dell'immobile sito in via Tito Angelini, 28", lavori iniziati il 7 maggio dell'anno scorso, il succitato cartello indicava inizialmente come data di ultimazione il 25 febbraio 2026. Successivamente, con una sovraetichetta, la data è stata aggiornata al 20 maggio 2026 mentre siamo a fine maggio, quindi a una settimana dalla data aggiornata, e i lavori non sono affatto terminati, anzi appaiono ancora in una fase iniziale, la qual cosa lascia presagire tempi molto lunghi per il completamento. Allo stato restano però del tutto ignote le ragioni del mancato rispetto del termine indicato. Dunque tempi ancora lunghi e incerti per vedere finalmente restaurato il muro in questione, ormai noto come "muro della vergogna", fotografato, con non poca meraviglia, anche da tanti turisti.
Numerosi - aggiunge Capodanno - anche i dissesti presenti sulla pavimentazione realizzata in acciottolato, con buche che sono state riparate, in molti casi, con la classica quanto antiestetica colata d'asfalto. Un quadro nel complesso a tinte fosche, del tutto insoddisfacente, a testimonianza della scarsa attenzione delle amministrazioni regionale e comunale verso uno dei luoghi più suggestivi e iconici di Napoli se non di tutta la Campania".
Sulle questioni sollevate Capodanno sollecita, ancora una volta, gli enti competenti, Regione Campania e Comune di Napoli in testa, affinché vengano attivate tutte le iniziative di rispettiva competenza, auspicando che, in tempi rapidi, s'intervenga per restituire bellezza e decoro a uno dei luoghi più interessanti e importanti, anche sul piano culturale e turistico, del capoluogo partenopeo, il cui stato, oramai datato, d'abbandono e di degrado continua a generare, a giusta ragione, irritazione mista a rabbia.