Il casting per la panchina azzurra guarda al futuro e il profilo di Vincenzo Italiano risponde a un’idea di calcio precisa: coraggiosa, codificata, votata all'attacco. Immaginare la metamorfosi del Napoli sotto la sua guida significa proiettarsi in un sistema fluido, dove il modulo di partenza – il collaudato 4-2-3-1 – si scompone in fase di possesso per aggredire lo spazio con scaglionamenti iper-offensivi (come il 2-3-2-3) e una fitta rete di rotazioni sulle corsie laterali.
Costruzione e spinta: l'assetto arretrato
Il calcio di Italiano comincia dal portiere. Con il portiere (chiunque esso sia, presumibilmente viste le caratteristiche Milinkovic Savic) l’input sarà chiaro: attirare la pressione prima di cercare la verticalizzazione aerea diretta per la punta o per gli esterni. Davanti a lui, la coppia centrale formata da Buongiorno e Rrahmani (o Beukema, che ritroverebbe dopo un anno) avrà il compito di aprirsi in ampiezza per liberare la risalita dei terzini.
A destra, Di Lorenzo incarna l'interprete perfetto: capace di alzarsi sulla trequarti per creare superiorità numerica o di stringere centralmente da "regista aggiunto". A sinistra, il piede educato di Miguel Gutiérrez (o le sovrapposizioni di Olivera e Spinazzola) garantirà lo scarico sul lato debole e i cross di prima intenzione, una delle chiavi per scardinare i blocchi bassi.
Il motore del centrocampo: palleggio e inserimenti
La cerniera a due richiede polmoni e fosforo. Con il probabile addio di Anguissa, le chiavi del gioco saranno affidate alla qualità geometrica di Lobotka e Gilmour, maestri del gioco a uno o due tocchi, fondamentali per ripulire i palloni e azionare le transizioni offensive.
Il ruolo di guastatore, nell'identikit del "centrocampista totale" alla Fabbian, calza invece a pennello su Scott McTominay. A lui Italiano chiederà movimenti continui a rimorchio, capacità di legare il gioco in rifinitura e, soprattutto, un moto perpetuo per riempire l'area di rigore sulle sponde della punta. Serve qualcosa a centrocampo: Atta andrebbe benissimo, ma attenzione anche a Vergara.
Estro e rotazioni: la batteria offensiva
La vera identità del tecnico si sviluppa sulle fasce, dove gli esterni giocano a piede invertito per convergere e calciare. Matteo Politano e David Neres a destra assicurano l’uno contro uno e il tiro sul secondo palo. A sinistra, potrebbe essere rispolverato Noa Lang (frenato in passato dagli infortuni) e le fiammate di Alisson Santos offriranno imprevedibilità e strappi in velocità. L'eventuale innesto di Zeballos dal Boca o il dinamismo di Kalaili si inserirebbero perfettamente in questa filosofia di interscambiabilità e raddoppi.
In avanti, salutato Lukaku, l'attacco ruoterà attorno alla fisicità di Rasmus Højlund mentre è difficile immaginare un rientro di Lorenzo Lucca Al centravanti Italiano chiede un lavoro di enorme sacrificio: saper ripulire i lanci lunghi dalle retrovie, proteggere palla spalle alla porta contro tre difensori e favorire i tagli dei trequartisti. Insomma, Rasmus è avvisato: ancora mazzate e sacrificio
Fase di non possesso: pressing asfissiante
Il dogma difensivo sarà il "primo pressing" organizzato: aggressione feroce sul portatore di palla avversario per indurlo all'errore, con i centrocampisti pronti a scivolare lateralmente e a raddoppiare in caso di imbucata. Un calcio dispendioso, ma dal potenziale spettacolare, pronto a infiammare il Maradona.